Archivi tag: monti volsini

Marta-Vicolo Arcaccio

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Un bel “supportico” nel borgo di Marta, sul Lago di Bolsena: si tratta di una tipologia architettonica non molto diffusa nei piccoli paesi della Tuscia, che qui crea un angolo di particolare suggestione.

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Proceno: sguardo sul Medioevo

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Affacciato sulla Valle del Paglia e sulla Via Francigena, Proceno incanta il viaggiatore con il suo elegante profilo qualificato dal Castello Bisoni-Cecchini, uno dei più antichi della Tuscia. Ammirare questo delizioso borgo – che la leggenda vuole fondato dal re etrusco Porsenna – dalle colline che lo circondano equivale ad aprire una “finestra” sull’Italia feudale, fatta di torri e castelli in cima ai poggi e circondati da lande solitarie. La campagna di oggi ricorda però di più il paesaggio rinascimentale, con l’armonia dei campi coltivati e i casali sparsi qua e là. Un patrimonio storico-paesaggistico straordinario da tutelare e far conoscere.

 


Acquapendente, sulla Via Francigena

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L’eleganza formale di Acquapendente, cittadina sviluppatasi nel Medioevo sulla Via Francigena. Famosa per la Basilica del Santo Sepolcro, con la sua magnifica cripta romanica, è il primo centro del Lazio che si incontra provando da nord sulla Via Cassia.


Campagna crepuscolare sui Monti Volsini

Mti Volsini-Paesaggio in loc. Capraccia 3 RCRLB.JPG

Settembre: tempo di arature in campagna. La sapiente mano dell’agricoltore tradizionale in questo periodo crea un suggestivo paesaggio di “terra”, contrastante con le aree verdi di pascolo, ricco di sfumature che cambiano a seconda dell’ora.


Scorcio temporalesco dell’Isola Bisentina

Lago di Bolsena-Isola Bisentina, scorcio 1 RCRLB

Un suggestivo scorcio temporalesco della misteriosa Isola Bisentina, con in evidenza una delle svariate cappelle rinascimentali farnesiane che vi sorgono.


Scorcio del borgo di Capodimonte

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Uno scorcio del pittoresco borgo di Capodimonte dal porticciolo, con lo sfondo di un plumbeo cielo estivo: spicca la Rocca Farnese, ove, si narra, nacque la leggenda de “La Bella e la Bestia”…


In cima a Rosa Crepante

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Esplorare la misteriosa Selva del Lamone in estate può essere assai difficile per via dell’umidità, del caldo e degli insetti e appare quasi simile all’inoltrarsi in una foresta mesoamericana. Anche se non è certo la stagione più indicata, questo magnifico bosco, posto ai margini settentrionali della Maremma Laziale, offre comunque un ottimo riparo nelle torride giornate di luglio e di agosto. Qui siamo un cima a Rosa Crepante, da cui si apre uno straordinario panorama verso Montalto di Castro: questo sito dal nome curioso altro non è che un grosso ammasso naturale di pietre vulcaniche, il più suggestivo forse fra le varie formazioni geologiche di questo tipo presenti nel Lamone.


Campagna fra Acquapendente e Onano

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La splendida campagna fra Acquapendente ed Onano, vicino al confine con la Toscana.


Veduta di Grotte di Castro innevata

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Una veduta invernale del centro storico di Grotte di Castro, nei pressi del Lago di Bolsena, esempio eloquente di borgo-presepe.


Paesaggio nella Conca di Latera

Mti Volsini-Conca di Latera, paesaggio tra Farnese e Latera 1 RCRLB

Un paesaggio agreste di ampio respiro nella Conca di Latera, vasta depressione d’origine vulcanica nei pressi del Lago di Bolsena. Ci troviamo nel cuore dei Monti Volsini, tra gli abitati di Latera, Valentano e Farnese: nella zona passa il cosiddetto “Sentiero dei Briganti”, affascinante trekking nelle selvagge colline dell’Alta Tuscia. 


Tramonto dal lungolago di Bolsena

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Un suggestivo tramonto dal lungolago di Bolsena in un pomeriggio invernale.


Campagna presso Castiglione in Teverina

Castiglione in Teverina-Strada della Lega, paesaggio 1 RCRLB.JPG

A novembre la campagna laziale si veste del suo vestito più appariscente, in un festival di colori e sensazioni di grande intensità. In una delle zone rurali più nobili della regione, quella attorno a Castiglione in Teverina, l’exploit dei vigneti aggiunge bellezza al quadro paesistico già impreziosito da prati, boschi, castelli e antichi poderi.


Scorcio di Proceno

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Uno scorcio di Proceno, borgo dell’Alta Tuscia posto ai confini con la Toscana, nei pressi della Via Francigena. Il paese, d’aspetto rustico e nobile assieme, è dominato dall’elegante mole tufacea del Castello Cecchini, un tempo appartenuto addirittura agli Sforza di Milano, ed oggi sede di un ricercato albergo. 


Il Giro della Rupe di Orvieto

Tutti conoscono Orvieto per i suoi celeberrimi monumenti, come il Duomo ed il Pozzo di San Patrizio. Pochi però percorrono il Giro della Rupe, che costituisce tuttavia una delle attrazioni da non perdere di questa magnifica cittadina dell’Alta Tuscia, amministrativamente umbra ma culturalmente molto affine al Lazio. Il sentiero ad anello, di circa 6 km, offre molteplici spunti di tipo naturalistico, paesaggistico, geologico, storico ed archeologico: assai interessante ad esempio la vista dall’alto della Necropoli del Crocifisso del Tufo, famosa per le sue iscrizioni etrusche. La lunga camminata consente inoltre di apprezzare anche la particolare posizione di confine paesaggistico di Orvieto: mentre la campagna a sud-ovest è figlia del territorio vulcanico dei Monti Volsini, lo stesso che può vedersi da Bagnoregio o da Bolsena (e di cui Orvieto fa geologicamente parte), le colline sedimentarie ed argillose a nord, che spezzano bruscamente l’area vulcanica, preannunciano già il paesaggio senese; ad est invece, oltre il Fiume Paglia è il classico paesaggio promiscuo dell’Umbria. Qui di seguito alcune immagini che speriamo possano invogliare il lettore ad intraprendere questo semplice e godibile itinerario escursionistico, ottimo nelle giornate estive poiché per lo più ombreggiato. Si consiglia di accedere al Giro della Rupe da Porta Rocca (affianco al Monumento dei Caduti e alla Rocca Albornoziana) e al bivio andare a sinistra per godere al ritorno di una veduta spettacolare delle stessa fortezza.

Orvieto-Veduta con vigneto 1 RCRLB - Copia

Orvieto-Monumento ai Caduti 1 RCRLB

Orvieto-Rocca Albornoz, scorcio panoramico 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, Porta Rocca (o Soliana) 5 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, Postierla 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, Postierla, dettaglio 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, Postierla, scorcio 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, mura 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, scorcio 8 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, scorcio 7 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, scorcio 6 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, scorcio 4 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, rupi 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, panorama 3 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, panorama 2 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, panorama 1 RCRLB (2)

Orvieto-Giro della Rupe, veduta di Rocca Ripisena 1 RCRLB

Orvieto-Chiesa di Crocifisso del Tufo 1 RCRLB

Orvieto-Chiesa della Madonna del Velo 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, panorama verso l'abbazia 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, Abbazia dei SS Anastasio e Martirio 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, Rocca Albornoz 1 RCRLB

Orvieto-Giro della Rupe, scorcio 9 RCRLB


Tramonto sul Lago di Bolsena

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Un infuocato tramonto estivo sul Lago di Bolsena.


Marta-Veduta dal Borgo dei Pescatori

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Una classica veduta di Marta e del Lago di Bolsena, dal pittoresco “Borgo dei Pescatori”.


Bolsena-Collegiata di Santa Cristina

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L’elegante facciata rinascimentale della Collegiata di Santa Cristina a Bolsena. La chiesa, situata lungo la Via Francigena, custodisce le memorie dei “miracoli” legati alla figura di Santa, da cui scaturì nel 1264 la festa del Corpus Domini. Per saperne di più: “Lazio: i luoghi del mistero e dell’insolito”.


Veduta di Onano verso il tramonto

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Una veduta al tramonto di Onano, tranquillo e solitario borgo situato presso il confine con il Grossetano, in Maremma. Circondato da una bellissima campagna, il paese è rinomato per una produzione pregiata di lenticchie.


Tramonto sul Lago di Bolsena

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Un romantico tramonto dal lungolago di Bolsena


Celleno Vecchia, l’altra Civita

A pochi chilometri da Civita di Bagnoregio – la famosa “città che muore” che per fortuna non è morta più – si nasconde un altro piccolo borgo colpito nel corso dei secoli dagli stessi problemi di natura idrogeologica (terremoti, frane, smottamenti), tuttavia completamente sconosciuto al turismo: se Civita è anzi sostanzialmente ringiovanita, Celleno Vecchia oggi dovrebbe letteralmente resuscitare. Immersa in uno dei piú suggestivi paesaggi della Tuscia, al limitare della Valle dei Calanchi vera e propria, nel cuore della Teverina Viterbese, Celleno Vecchia appare infatti come un borgo del tutto disabitato, almeno nella parte più antica, quella cioè al di sopra del ponte che la collega con resto del paese storico (e quindi con quello moderno).

Celleno-Salita al borgo 1 RCRLB

La origini di Celleno sono assai vetuste e pare siano collocabili in un piccolo abitato etrusco del VII secolo a. C.. Per la sua posizione strategica fra le importanti città di Ferento ed Orvieto, fu una florida colonia romana ma con la caduta dell’Impero questa stessa caratteristica ne fece la vittima delle scorribande barbare. Il borgo vide dunque il dominio dei Goti e dei Longobardi mentre più tardi fu conteso dal papa, dai Monaldeschi della Cervara, da Viterbo e da Orvieto per tornare definitivamente nell’ambito dello Stato della Chiesa.

Celleno-Scorcio del borgo RCRLB

Nel 1696, un devastante terremoto debilitò parecchio il paese e nel 1789 un eccidio avvenuto durante l’occupazione francese diminuì ulteriormente la popolazione. Nel 1855 una serie di scosse telluriche decretò la fine di Celleno Vecchia che andò sempre più spopolandosi ed i suoi abitanti iniziarono ad edificare nuove case al di fuori della rupe, lungo la strada verso l’odierna provinciale Teverina.

Celleno-Paesaggio ai piedi del borgo RCRLB

Appena oltrepassata la porta del borgo medioevale la sensazione di desolazione sembra prevalere sulla gaiezza del panorama goduto dal ponte, ossia una dolce campagna che ripete gli elementi tipici di quella della vicinissima Umbria.

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Si entra in un ambiente sostanzialmente ibrido a livello edilizio ma col denominatore comune della mancanza totale di presenza umana: da un lato alcune case ben restaurate seppur vuote quale timido tentativo di recuperare il centro storico; dall’altro abitazioni in rovina o già cadute a pezzi, di cui rimangono o una parete o qualche mozzicone di mura.

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Addirittura cambia anche il panorama: affacciandosi dalla parte opposta del paese esso non è più così rassicurante, poiché invece delle ondulate colline appare l’inconfondibile scenario delle forre etrusche rivestite di boschi che tagliano vasti altopiani coltivati. Al confine fra questi due “mondi” si staglia Roccalvecce come un gioiello immerso in un paesaggio di romantica bellezza che sembrerebbe uscito da un dipinto del Perugino. 

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Al momento la passeggiata a Celleno dura poco, o pochissimo, se lo si visita con l’intento di vedere “dei monumenti”. In pratica, dopo uno sguardo fugace al Convento di San Giacomo (che ospita una “comunità” di famiglie) e la salita al borgo medievale non rimane che fare due passi per ammirare il panorama e nulla più.

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Il Castello Orsini, che domina la piazzetta, è privato e purtroppo non visitabile (è sede del laboratorio del pittore Enrico Castellani), la Chiesa di San Carlo è perennemente chiusa e la vegetazione ha reso inaccessibili molti vicoli.

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Urge palesemente un progetto omogeneo e “globale” di valorizzazione di Celleno Vecchia che ne incrementi l’attrattività e l’offerta turistica. Celleno Vecchia dovrebbe ambire non ad imitare Civita (cosa del resto difficile e al contempo poco sensata) ma a costituirne una “sana” alternativa, cercando di attrarre un turismo meno spasmodicamente ansioso di fare “selfie” davanti a qualche icona turistica (la stessa Civita di Bagnoregio appunto, o il Duomo d’Orvieto o il Colosseo…) ma più attento alle peculiarità di un territorio unico nel suo genere, ricco di spunti letterari, pittorici e in generale artistici ancora da esplorare. Andrebbe altresì sfruttato anche il potenziale escursionistico visto che Celleno si trova immerso in un territorio intatto: dalla splendida campagna a prati, ulivi e ciliegi alle misteriose gole vulcaniche colme di cascate (come quella magnifica dell’Infernaccio) e siti etruschi da scoprire.

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Intanto ecco che indugiando in tali pensieri il sole sta scomparendo alle nostre spalle accecando il paesaggio con i bagliori del tramonto. Si cerca allora di immaginare la vita che fu tra queste misere ma vetuste pietre.

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L’ultimo tintinnio della bottega ottocentesca di un fabbro prima di chiudere, il grido di un bimbo e il rimprovero della mamma, le risate di qualche vecchio all’osteria. Ci ritroviamo avvolti dalla magica luce crepuscolare.

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Di blu, azzurro e viola si colorano i monti e i colli umbro-laziali e gli odori dei tufi e delle piante divengono più forti.

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Di fronte a tanta bellezza necessaria e ristoratrice, ci accorgiamo per l’ennesima volta di quanto siano preziosi, forse indispensabili, questi piccoli luoghi dimenticati.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi migliori:

aprile per la fioritura dei ciliegi e novembre per i colori della campagna; ottimi momenti anche maggio, ottobre e dicembre.

Strutture consigliate:

Roccalvecce – Residenza d’epoca Castello Costaguti

Links:

www.lazionascosto.it

www.cittadelleciliege.it

discoverytuscia.blogspot.it