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Sermoneta-Scorcio fiorito

Sermoneta-Corso, scorcio fiorito 1 RCRLB.JPG

L’inizio dell’autunno è un momento ideale per ricominciare ad “andar per borghi”, per chi d’estate abbia preferito l’ozio in spiaggia oppure abbia dovuto lavorare… Il clima perfetto e il rigoglio della vegetazione dopo l’arsura estiva rendono piacevolissime le passeggiate nei nostri centri storici. Ecco in quest’immagine un grazioso scorcio “fiorito” lungo il corso di Sermoneta, uno dei borghi più belli del Lazio, noto per il possente Castello Caetani. 

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Case di Sperlonga dal basso

Sperlonga-Scorcio dal basso 1 RCRLB

Uno scorcio di Sperlonga, magnifico borgo marinaro della Riviera d’Ulisse, lungo l’antica via Flacca, nella cosiddetta “Campania laziale”. Senz’altro uno dei luoghi di villeggiatura balneare più belli del Lazio, se non il più bello in assoluto, non solo per la suggestione del centro storico ma anche per l’acqua limpida del suo mare.


Supportico a Pofi

Pofi-Scorcio RCRLB

Un pittoresco supportico a Pofi, uno dei borghi più suggestivi della Ciociaria centrale, poco a sud di Frosinone: una zona molto bella da visitare in primavera e all’inizio dell’estate.


Voltone nel borgo di Pofi

Pofi-Scorcio RCRLB

Un suggestivo voltone nel centro storico di Pofi, a pochi chilometri da Frosinone: situato in un territorio interessato nel Pleistocene Medio da un intenso vulcanismo, il borgo sorprende soprattutto per la sua scura pietra lavica, inconsueta rispetto ai paesi ciociari, costruiti di norma col calcare massiccio; bellissimi anche i panorami sulle dolci colline d’intorno. La zona, ancora semi-sconosciuta malgrado sia attraversata dall’A1, offre altri pittoreschi borghi, a cominciare dalla vicina Arnara. 


Vicolo di Labro

Labro-Vicolo

Un vicolo di Labro, uno dei borghi più affascinanti del Lazio. Situato ai confini con l’Umbria, nell’Alta Sabina, il piccolo paese domina un paesaggio fiabesco, che spazia dal Terminillo al Lago di Piediluco. Le case in pietra, ornate da fiori e rampicanti, creano un ambiente urbano omogeneo ed eccezionalmente curato. In autunno vi si ammirano scenari mozzafiato per via dei colori della vegetazione dei monti e delle piante domestiche.


Casperia, la regina della Sabina Tiberina

Risalendo per la prima volta i colli sabini in direzione di Casperia, sia che si provenga da Passo Corese o dall’uscita autostradale Ponzano-Soratte, si può avere una sensazione di stupore nel constatare quanto piacevole sia lo scenario che corre ai lati dei finestrini, fra uliveti, pascoli, campi coltivati, casali, fattorie e agriturismi. Sembra di scoprire una sorta di “piccola Umbria” a due passi, che per negligenza o perché non si è soliti girovagare in zone defilate, non ci si era mai ritagliati il tempo di ammirare.

Ponte Sfondato, paesaggio

Campagna sabina a Ponte Sfondato

Magari ci si limita a visitare la meravigliosa Abbazia di Farfa col suo caratteristico borgo, ancor più a portata di mano dalla Capitale e senz’altro più conosciuta, ma difficilmente si procede oltre, verso nord, là dove si distende invece il grosso della cosiddetta Sabina Tiberina. 

Mti Sabini-Panorama presso Torri in Sabina RCRLB

Lo splendido scenario rurale che introduce a Casperia

Tuttavia chi lo fa ne rimane soddisfatto, soprattutto se, giungendo fin sotto al colle di Casperia, con le sue fitte case, gli ulivi e i tanti cipressi, decide di concedersi una passeggiata in questo paesino arroccato come un presepe. Mentre per chi si era informato prima esso conferma senz’altro le aspettative, agli occhi di chi non ne aveva mai sentito parlare prima rappresenta una gradevolissima sorpresa. L’aspetto rustico e assieme ordinato e curato del borgo fa capire subito che ci si trova in un posto speciale, amato dai residenti ed accogliente per chi viene a visitarlo.

Casperia-Veduta 2 RCRLB

Veduta di Casperia

Casperia non possiede monumenti di particolare statura o fama, tuttavia offre continuamente scorci di raro pregio ambientale. Da non perdere Via Massari, una delle strade più caratteristiche di Casperia, dove fa bella mostra di sé il Palazzo Forani, inconfondibile per i due orsi scolpiti ai due lati del portale che rivelano l’appartenenza un tempo al nobile casato degli Orsini; poco fuori delle mura, invece, merita una menzione l’elegante Chiesa dell’Annunziata, che custodisce un’Annunciazione del Sassoferrato.

Casperia-Chiesa dell'Annunziata RCRLB

Chiesa dell’Annunziata

Scorcio di Via Massari

Lo sbocco di Via Massari

Via Massari

Archetto in Via Massari

Palazzo Forani

Palazzo Forani su Via Massari

Le case ed i vicoli ornati da vasi di fiori e da rampicanti – che spesso rivelano il buon gusto dei proprietari – si susseguono in modo labirintico, apparentemente casuale, ma a ben vedere risultano strutturati “a spirale” (o “bulbo di cipolla”). In uno studio degli anni ’60 sui paesi del Lazio si rivelava come quasi ognuno di essi presenti una forma geometrica ben precisa o comunque una struttura-tipo (borghi a piramide, a cascata, di sprone, a spina di pesce, a spirale appunto, ecc…) e quella di Casperia segue una pittoresca strada selciata che risale l’abitato fino al grande leccio secolare che segna il suo skyline sin da lontano assieme al campanile romanico della Chiesa di San Giovanni Battista (all’interno è un gigantesco presepe che riproduce l’intero borgo, ad opera di Giannicola Mariani).

Una delle porte del borgo

Una delle porte del borgo

La serpentina di Via Garibaldi

La serpentina di Via Garibaldi

Scalinata con gatta

Scalinata con gatta

Tale urbanistica deriva probabilmente dallo sviluppo successivo all’incastellamento alto-medievale (forse longobardo), che cercò di adattarsi alla morfologia naturale del colle, a 397 m s. l. m., rafforzando le proprie difese. Nel 1189 Aspra si costituì in libero Comune, restando poi sotto l’influenza della Santa Sede: nel 1461 riuscì a resistere addirittura all’assedio di Federico da Montefeltro. Le origini del primo nucleo sono però sabino-romane come testimoniano i resti di ville rustiche disseminati nel territorio e diverse fonti letterarie. Non a caso il paese cambiò il nome nel 1946, sulla scia di una “moda” che si era imposta ai tempi del Fascismo, per cui si recuperavano toponimi d’epoca classica con l’intento di nobilitare le origini di città e paesi: “Casperia” infatti era il nome di un’antica città sabina citata da Virgilio nel Libro VII dell’Eneide.

Chiesa di S. Giovanni Battista, campanile

Chiesa di S. Giovanni Battista, campanile

Potremmo dire che Casperia, malgrado i suoi appena 1200 abitanti circa, stia diventando un po’ la “regina” della Sabina Tiberina, in quanto è il paese che più è riuscito a svilupparsi a livello turistico oltre al “mordi e fuggi” delle scampagnate domenicali dei Romani: lo testimonia il fatto che per le sue stradine non è raro sentir parlare persone anglofone (e non) le quali hanno creato una vera e propria piccola comunità.

Alcuni particolari nel borgo

Alcuni particolari nel borgo

Casperia-Particolare di un vecchio portone RCRLB

Fiore su una casa

Casperia-Finestra rossa RCRLB

Casperia-Finestrella RCRLB

Casperia-Via dei Massari, scultura di cavallo RCRLB

Casperia-Crocifissione in ceramica RCRLB

Casperia-Vicolo della Scalata, targa RCRLB

Casperia-Targa storica del 1793 RCRLB

Quest’atmosfera inaspettatamente internazionale e sempre più bohemienne contrasta con l’immaginario collettivo che vorrebbe il borgo di provincia come tipico microcosmo chiuso in se stesso. In realtà questi sono i segni di un profondo cambiamento non solo del modo di fare vacanza ma anche della società contemporanea in sé. Molti stranieri, per lo più di elevato livello culturale, preferiscono ad esempio visitare Roma o Firenze soggiornando non in città ma nelle campagne circostanti, per godere del genius loci del territorio che circonda questi grandi patrimoni storico-artistici. Sanno bene che ormai le grandi città d’arte sono diventate dei “divertimentifici” (pensiamo al caso-limite di Venezia) ove la cultura locale, quella genuina ed autentica, sta scomparendo del tutto; si ammirano l’arte, i monumenti, l’architettura certo, ma la gente del posto ha in gran parte perso usanze e tradizioni, per non dire di ristoranti e trattorie dove ormai trovare un italiano a cucinare è un’impresa. A Casperia, viceversa, gli “stringozzi” (una pasta tipica dell’Alto Lazio e dell’Umbria) sono tuttora appannaggio delle massaie del posto.

Scorcio nel borgo

Scorcio nel borgo

Vicolo

Vicolo

Insomma, destinazioni come Casperia, benedette dalla propria posizione strategica, costituiscono il modo per coniugare la fruibilità della vicina e facilmente raggiungibile “città eterna” con il godimento di un paesaggio agrario e naturale splendido e tuttora sconosciuto, di bontà eno-gastronomiche genuine, di un’ospitalità sana che esprime davvero lo spirito delle genti di quella che per gli stranieri è la leggendaria “Campagna di Roma”. Inoltre Casperia, per la vicinanza all’A1 e la presenza della Via Ternana, offre la possibilità di facili gite nella Tuscia e nella Bassa Umbria oltre che ovviamente nel resto della Sabina e del Reatino: con un approccio “bio-regionale” si possono così creare itinerari trasversali fra Lazio ed Umbria lungo l’asse della Valle del Tevere, conoscendo una vasta area dai caratteri omogenei pur nelle preziose diversità locali.

Palazzo Forani

Palazzo Forani

Case in pietra

Tipiche case in pietra

Ma il successo di Casperia è tutto nella felice collocazione geografica? Non solo: una campagna ancora in buono stato (e meritevole di una maggiore valorizzazione tramite sentieri segnati) ed un centro storico intatto, non rovinato da pesanti manomissioni moderne, sono il quid in più, quella bellezza incontaminata che ormai da una decina d’anni affascina soprattutto i visitatori anglosassoni, richiamati da un pugno di iniziali “scopritori” di questo tesoro che giaceva perduto fra le verdi e infinite distese di lecci e querce dei Monti Sabini. Altri borghi della zona possiedono caratteristiche simili, è ovvio, ma in Casperia esse assumono linee più decise e convincenti tanto da farne una sorta di “manuale” del borgo sabino.

Panorami

Panorami sui verdissimi Monti Sabini

Casperia-Panorama 5 RCRLB

Il paesaggio dolce e montuoso allo stesso tempo, i pini e i cipressi, le pievi medievali (Madonna della neve, Montefiolo, Santa Maria di Legarano, ecc…) e le rovine romane sparse nelle campagne, i bei casali oggi in via di recupero, le abitazioni in pietra e cotto del borgo hanno saputo far breccia nei cuori dei viaggiatori romantici del XXI secolo, che sulla scia del mito del “Grand Tour” in Italia cercano disperatamente di ritrovare nel nostro Paese quei “quadri” che ammiravano sui libri, nelle stampe o nei dipinti dei musei.

Le dolci colline di Casperia

Le dolci colline di Casperia

E allora, come non commuoversi di fronte a un tramonto fiammeggiante e multicolore dalle terrazze di Casperia, osservando i profili via via più morbidi delle colline che scendono verso il Tevere, che scorre placidamente a valle in una piana magnifica con le sue anse e i suoi campi coltivati, il tutto coronato dallo sfondo mistico del Soratte, monte sacro ai Falisci immortalato dai versi di Orazio? Letteratura, memorie artistiche, poesia visiva si fondono così in un unicum di raffinato valore culturale e di altissimo impatto emotivo per il visitatore di dotti studi.

Convento di Montefiolo

Convento di Montefiolo

Chiesa della Madonna della neve

Chiesa della Madonna della neve

Ma quali sono i periodi più indicati per andare a Casperia? In teoria ogni momento è adatto, ma forse sono l’autunno inoltrato, la primavera e l’inizio dell’estate le stagioni che regalano più emozioni. Se a fine ottobre inizia la raccolta delle olive e si può quindi osservare da vicino l’antica e radicata tradizione dell’olivicoltura sabina, novembre dal canto suo regala gli odori intensi dei roghi delle potature e i colori struggenti del foliage; ad aprile e maggio sono le esplosioni della ginestra e del siliquastro a chiazzare d’incanto la campagna mentre nel borgo glicini, rose e gerani colorano le grigie pietre calcaree; a giugno poi i campi si punteggiano di margherite, di papaveri e di altre fioriture spontanee. Luglio infine con il grano dorato, i girasole, il canto delle cicale e le serate tiepide incanta i sensi e lo spirito.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati: primavera, autunno, inizio estate.

Dove dormire: B&B La Torretta, Casa-vacanze Le pietre di Aspra


Sermoneta: benvenuti nel Medioevo

Attorniata da uliveti secolari, Sermoneta si adagia su una collina dei Monti Lepini, a balcone sull’Agro Pontino. Le origini del sito sono remote ed imprecisate, forse rintracciabili dell’antichissima città volsco-romana di Sulmo. Le fonti storiche sono però scarse ed è piuttosto il Medioevo a conformare tutt’oggi l’aspetto del borgo, uno dei più suggestivi e meglio conservati del Lazio, grazie ad un’attenta e lungimirante gestione urbanistica. A differenza di tanti altri centri storici, difatti, nel Dopoguerra Sermoneta non venne deturpata da espansioni moderne, ed oggi possiamo ammirarla pressoché inalterata rispetto al XVI secolo, apice del suo sviluppo.

Sermoneta-Veduta

Veduta di Sermoneta

Ma fu proprio il Cinquecento a segnare la fine dell’epoca di splendore di Sermoneta, che rimase a lungo feudo dei Caetani, potente casato della Marittima”, toponimo con cui allora si indicava il territorio pontino. Già signori di Ninfa, i Caetani arricchirono Sermoneta di chiese e palazzi, munendola peraltro di una cinta muraria e di un poderoso castello.

Sermoneta-Veduta

Il Castello Caetani che sovrasta l’abitato

Il Castello Caetani, che domina solennemente l’abitato, costituisce senz’altro il monumento più celebre di Sermoneta. La visita è davvero irrinunciabile ed emozionante: nelle sue stanze affrescate e ricche di arredi d’epoca, si può rivivere in pieno l’atmosfera magica di un maniero dell’Età di Mezzo tra i più integri in Italia, magari immaginando le gesta di Lucrezia Borgia, che qui venne ospitata.

Sermoneta-Castello, stemma dei Caetani

Stemma dei Caetani nel Castello di Sermoneta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, Camera Pinta

Castello Caetani, colonna con stemma

Castello Caetani, colonna con stemma dei Caetani

Accanto al castello, merita poi un cenno l’austera Cattedrale di Santa Maria Assunta, del XIII secolo, che serba numerose opere d’arte, fra cui un quattrocentesco Giudizio Universale nella controfacciata; splendido anche il campanile, residuo dell’originaria chiesa romanica, ornato da bifore e da scodelle colorate in ceramica.

Sermoneta-Duomo, campanile

Il campanile del Duomo

Scorcio con campanile al tramonto

Scorcio con campanile al tramonto

Passeggiando quindi tra le viuzze e le piazzette del borgo, che si aprono ad impressionanti scorci a valle, si incontrano edifici d’aspetto molto vario, ora nobile ora rustico, talvolta sede di ristoranti, botteghe d’artigianato e negozi di prodotti tipici locali (dall’olio alle olive, dai liquori ai rinomati biscotti).

Insegna di bottega artigianale

Insegna di bottega artigianale

Vicolo con casa-torre

Vicolo con casa-torre sullo sfondo

Sermoneta-Casa

Una casa dall’aspetto rustico

Sermoneta-Corso da Porta del Pozzo

Uno scorcio del corso principale

Portale

Portale

Le case appaiono spesso adornate da vasi di ortensie e gerani o da rampicanti di gelsomino, bouganville e glicine, mentre inaspettati si aprono numerosi giardini pensili colmi di agrumeti. Fra i vicoli assolati, pigri gatti sembrano i padroni della scena.

Vicolo

Vicolo presso San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo nei pressi della Sinagoga

Vicolo

Case medievali fra il Belvedere e San Michele Arcangelo

Vicolo

Vicolo presso la piazza principale

Un gatto in una feritoia

Un gatto in una feritoia

Accade pure di scoprire deliziose chiesette medievali, come ad esempio la piccola Chiesa di San Michele Arcangelo (XI sec.), appartata in un minuscolo slargo ove svetta un’imponente palazzo turrito. Ma in generale quel che colpisce è il fatto che l’intero tessuto urbano (ancora interamente racchiuso nella cinta muraria cinquecentesca, oggi divenuta un innovativo museo “en plein air”) si presenti, dalle case alla stessa pavimentazione, come un vero e proprio “mosaico” di pietra, realizzato rigorosamente con il bianco calcare lepino.

Sermoneta-Vicolo con archetto 2 RCRLB

Vicolo con archetto

Via del Rione Vecchio

Via del Rione Vecchio

Scenario rappresentativo di tale peculiarità è sicuramente la stupenda Via delle Scalette, ripida scalinata che dal castello scende “aerea” al Belvedere, da cui la vista spazia sconfinata fino al mare, offrendo un quadro dettagliato del territorio dal Circeo ai Colli Albani: notevole appare purtroppo l’espansione edilizia dei centri della pianura, seppure meno disordinata che altrove.

Via delle Scalette

Via delle Scalette

Campagna presso Sermoneta

Campagna ai piedi di Sermoneta

Sermoneta-Palazzo Comunale

Il Palazzo Comunale, sul Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere

Scorcio panoramico dal Belvedere al tramonto

Cuore del paese è comunque Piazza del Popolo, luogo prediletto per rilassarsi davanti ad una tazza di caffè, mentre poco più in là si innalzano le pittoresche arcate gotico-rinascimentali della Loggia dei Mercanti (XV sec.), uno dei simboli di Sermoneta. Nelle vicinanze è poi il ghetto ebraico con la sua Sinagoga, bell’edificio tardo-duecentesco che testimonia la presenza di una cospicua comunità giudaica tra il XIII e il XVI secolo e conferma l’importanza di Sermoneta nel Basso Medioevo: è questo uno degli angoli più caratteristici del borgo, in un dedalo di vicoli angusti e a volte strettissimi; a pochi metri dalla Sinagoga è un curioso museo di presepi automatizzati. E sempre in tema di musei, da non perdere quello della ceramica, sul corso principale.

Sermoneta-Loggia dei Mercanti

Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Scorcio dalla Loggia dei Mercanti

Si consiglia di visitare Sermoneta facendo attenzione ai dettagli. Sui gradini, sugli stipiti e sugli architravi delle abitazioni del borgo nonché sui sagrati di molte chiese si scorgono infatti in più punti graffiti che riportano un’iconografia misteriosa e di epoca probabilmente diversificata. Molte di queste incisioni (croci patenti, triplici cinte, ecc…), tuttavia, testimonierebbero una radicata presenza dei Cavalieri Templari nel corso del XIII secolo e del resto in tutta l’area lepina si trovano segni del loro passaggio.

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Triplice Cinta presso la Sinagoga

Ma le sorprese di Sermoneta non finiscono qui. Subito fuori dal paese, invece, tra boschi ed uliveti, si nascondono romantiche chiese abbandonate, casali in rovina, torri dimenticate e vecchi monasteri: spicca il Convento di San Francesco, che, solitario su un’altura nei pressi del Cimitero e di un enorme leccio ultracentenario, è raggiunto da una panoramica Via Crucis. Il complesso, fondato secondo la tradizione dai Templari, appartenuto ai Cavalieri di Malta e passato successivamente ai Frati Minori Osservanti custodisce un chiostro con affreschi seicenteschi sulla vita del Poverello d’Assisi.

Convento di S. Francesco, croce di Malta

Convento di San Francesco, croce di Malta

Sulla strada per Bassiano, invece, si trova un altro monumento prestigioso: l’Abbazia di Valvisciolo. Eretta nel Trecento dai monaci cistercensi in uno stile gotico di derivazione francese, conserva un suggestivo chiostro e anch’essa serberebbe segni evidenti della preesistenza dei Templari in questa località: una vecchia leggenda sostiene addirittura che vi si celi il loro fantastico tesoro.

Abbazia di Valvisciolo-Chiesa, facciata

Abbazia di Valvisciolo

Più avanti si può raggiungere anche la magnifica “città fantasma” di Ninfa, col suo giardino all’inglese, altro luogo di straordinaria suggestione che vale di per sé un viaggio. Per approfondimenti sui misteri di Sermoneta e dintorni si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.

Ninfa-Veduta

Veduta di Ninfa

Arte, natura, storia e folklore, dunque, in una cittadina che ha saputo non soltanto difendere le proprie radici ma anche e soprattutto valorizzarle in chiave turistica, come dimostra il riconoscimento della “bandiera arancione”, prestigioso “marchio di qualità” per l’entroterra italiano assegnatole del Touring Club Italiano. E ciò anche grazie ad un calendario di eventi ricco ed stimolante: dal Maggio Sermonetano al Palio della Madonna della Vittoria (rievocazione della vittoria nella Battaglia di Lepanto, cui partecipò Onorato IV Caetani) e all’ormai noto Festival Pontino di Musica, che vede intervenire artisti di fama mondiale.

Sermoneta-Porta del Pozzo

Porta del Pozzo

Infine, un’ultima chicca, ossia lo storico gruppo di sbandieratori di Sermoneta, conosciuto ed apprezzato a livello nazionale, ennesimo esempio di come le tradizioni medievali siano qui tutt’oggi straordinariamente fulgide e sentite. Ma è soprattutto l’alta qualità della vita a far di Sermoneta un modello da imitare, a dimostrazione del fatto che oggi, per chi ne abbia la possibilità, sia preferibile abitare in paesi tipo Sermoneta anziché negli anonimi palazzoni di degradate periferie. 


Veduta di Alvito

Alvito-Veduta RCRVLB

Una veduta della bellissima cittadina di Alvito, ai margini settentrionali della splendida Val di Comino. Il centro storico emerge dai campi disposto a terrazze, sino all’apice della collina ove spicca il poderoso castello (per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio”), che offre panorami spettacolari. Alvito fa parte del nostro itinerario “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria, parte: 3”. A chi volesse visitare la zona, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


Scorcio delle case del borgo di Bolsena

Bolsena-Scorcio di case 1 RCRLB

Uno scorcio delle case del magnifico borgo medievale di Bolsena, uno dei più integri e suggestivi del Lazio. Bolsena è la città dei miracoli di Santa Cristina, oltre che frequentata località di villeggiatura sulle rive dell’omonimo grande lago vulcanico. Per saperne di più si faccia riferimento al nostro libro “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Viterbo turrita

Viterbo-Scorcio con torri

Un suggestivo scorcio del centro storico di Viterbo, da cui spiccano alcune delle numerose torri medievali. I quartieri duecenteschi del capoluogo della Tuscia rappresentano un unicum per integrità urbanistico-ambientale e da qualche tempo si parla di una loro candidatura all’Unesco come “patrimonio dell’umanità”.


Piazzetta nel borgo di Roccantica

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Una piazzetta nel delizioso borgo medievale di Roccantica, fra i meglio conservati della Sabina e del Lazio: case in pietra calcarea, scalette e selciati formano un quadro d’altri tempi. Il paese è noto ai geologi per la presenza, nelle sue immediate vicinanze, della gigantesca voragine carsica del Revòtano (per approfondire l’argomento: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”).


La nobiltà decadente di Montecalvello, dimora segreta di Balthus

Ci troviamo nel cuore della Teverina Viterbese, in quella parte della Valle del Tevere che segna per qualche decina di chilometri il confine fra Lazio ed Umbria, in un suggestivo paesaggio ora dolce ora segnato da aspri calanchi. Giungere a Montecalvello è molto semplice facendo l’A1. Si esce al casello di Attigliano, si prende per Bomarzo, si attraversa il fiume entrando nel Lazio e si prosegue brevemente sulla SP Valle del Tevere in direzione di Civitella-Castiglione. Ad un certo punto un’indicazione a sinistra per Grotte di Santo Stefano permette di inoltrarsi in una campagna dall’aspetto “antico”, fra terre arate e verdi colline rigate da calanchi argillosi; superata la chiesetta rurale della Madonna dell’Aiuto, si inizia a risalire il colle fino ad arrivare al piccolo borgo, odierna frazione di Viterbo.

Campagna con nebbia

La storia di questo minuscolo insediamento fortificato è tuttora poco chiara. Si pensa che la sua edificazione avvenne tra il 774 ed il 776 su ordine del re longobardo Desiderio, ma le uniche notizie certe si hanno soltanto dalla prima metà del Duecento, quando il castello risulta sotto la potestà della viterbese famiglia ghibellina dei Calvelli, donde deriva l’attuale toponimo. Venne poi la signoria dei Monaldeschi del ramo del Cane, cui succedettero nella prima metà del Seicento i Pamphili con la figura di Donna Olimpia Maidalchini, la potente cognata del papa Innocenzo X, nel 1664 i Raimondi e poi i Doria-Pamphili.

Porta d'accesso

Montecalvello-Veduta da Piantorena bn RCRLB

Passato più recentemente in altre mani, nel 1970 il castello fu infine acquistato dal conte Balthasar Klossowski de Rola, pittore franco-polacco contemporaneo celebre con il nome di Balthus, la cui famiglia ne è tuttora proprietaria. Questo grande artista, dall’animo raffinatissimo, fu definito dall’amico Federico Fellini “un signore del Rinascimento”: e la percezione di arcana bellezza che si ha in molti luoghi del Lazio, dove visse per anni, lo colpiva profondamente.

Montecalvello-Porta interna bn RCRLB

Montecalvello-Arco con chiesetta bn RCRLB

Corridoio ad archi

Del resto, visitare Montecalvello significa, al di là delle frasi fatte, compiere un viaggio a ritroso nel tempo. Il castello, varcata la porta d’accesso, appare un luogo musealizzato in cui gli elementi della “modernità” non hanno mai avuto accesso. Come nella non lontana Civita Bagnoregio, vi si può avere la visione quasi perfetta di un villaggio del XVI secolo pervenutoci praticamente intatto.

Montecalvello-Piazza Castello 1 bn RCRLB

Nessun abitante fisso, o almeno così ci è parso, tranne forse un guardiano e i suoi gatti. Un guardiano per un paese? Strano, si potrebbe pensare. In realtà Montecalvello non è un “normale” paese ma un vero e proprio borgo-castello privato, in cui le poche abitazioni erano e sono esclusivamente a suo servizio: si vedono una chiesetta (dedicata a Santa Maria), alcune costruzioni in cui risiedevano gli operai che lavoravano per i proprietari e il grandioso palazzo signorile, elegante rifacimento quattro-cinquecentesco di un maniero più vetusto, che all’interno custodisce affreschi e mobili preziosi. L’angolo più affascinante è senza dubbio Piazza Castello, una sorta di corte interna ove prospettano la facciata del palazzo e quelle di casette assai più dimesse con i loro rustici portoni.

Montecalvello-Piazza Castello 3 bn RCRLB

Montecalvello-Piazza Castello 2 bn RCRLB

A Montecalvello, insomma, ci si trova immersi in un luogo rimasto fermo all’epoca rinascimentale (di cui si scorgono i dettagli di grottesche all’interno di una loggia affacciata sul vuoto), che emana quella “nobile decadenza” così tipica di certi centri della Tuscia cimina (Bomarzo, Vignanello, Caprarola, Soriano, ecc…). E’ un’attrazione che può essere fatale per lo spirito imbevuto di letture o ascolti romantici, ma che può addirittura respingere coloro i quali siano estranei a quel tipo di formazione culturale e di gusto estetico. Montecalvello è di certo inadatto a chi voglia “divertirsi” nell’accezione più pragmatica del termine: non ci sono negozi, non ci sono ristoranti; nulla, nemmeno un bar.

Montecalvello-Grata bn RCRLB

Montecalvello-Palazzo, finestre rinascimentali bn RCRLB

Loggetta rinascimentale

Montecalvello-Palazzo, stemma bn RCRLB

Anche il paesaggio offre sensazioni romantiche. Affacciandosi dalla piazza, si scopre un intricato bosco misto dai toni vagamente malinconici, la cosiddetta “Macchia di Piantorena”, ove un tempo sorgeva il villaggio etrusco-romano di Torena. Da lato opposto del borghetto, invece, un piccolo giardino su cui svetta una torre permette di godere una vista molto più ampia verso il Tevere, con i querceti che in basso lasciano il posto ad ordinati campi coltivati. Si scorge anche una robusta torretta sul pendio a noi prospiciente, segno che nel Medioevo la zona dovette essere munita e presidiata da una fitta rete di fortilizi.

Ingresso ai sotterranei

Per carpirne l’essenza, bisognerebbe andare a Montecalvello in una di quelle fredde mattine di nebbia autunnale, quando l’atmosfera è irreale e quasi ci si dimentica di essere nel XXI secolo. Alla vista si uniscono l’udito e l’olfatto, in un’osmosi di sensi difficile da provare nel vivere quotidiano: l’odore denso delle antiche pietre di tufo, pregne di umidità, convive con quello di piccoli camini accesi, di muschi e alberi dalle mille sfumature che invadono l’aria; su tutto domina il silenzio. E l’abbandono, la solitudine che ci circondano divengono occasione per pensieri e sensazioni speciali.


Borghi e paesaggi “segreti” della Ciociaria (parte 1: da Serrone a Fumone)

L’itinerario, interamente in Provincia di Frosinone, parte da Serrone, raggiungibile dalla Capitale tramite la Via Prenestina, attraverso un paesaggio che nonostante l’urbanizzazione conserva lembi di grande fascino, e, nell’ultimo tratto, aspetti di spiccata rusticità.

Paliano-Panorama 1 MINLB

Siamo proprio al confine con la Provincia di Roma, in un territorio, ai piedi dei Monti Prenestini, da sempre vocato all’agricoltura: qui crescono le uve del Cesanese, antico vino rosso apprezzato da papi e imperatori di ogni epoca.

Serrone-Piazza Plebisicito

Il Cesanese – dopo una fase di declino durata qualche decennio (almeno fino ai primi anni ’90 del secolo scorso) coincisa con un più generale (e mai compreso) ridimensionamento d’immagine della produzione agricola laziale – negli ultimi tempi, grazie soprattutto ai produttori dell’areale fra Piglio, Paliano, Anagni e Serrone, ha riacquistato un notevole prestigio, ottenendo il riconoscimento docg (d’origine controllata e garantita) e posizionandosi così nel “gotha” dell’enologia italiana; e trovandoci nel Lazio, non potevano mancare i bianchi, fra i quali spadroneggia un vino assai apprezzato dai locali e dal nome curioso e ammiccante, la “Passerina” igt.

Vigneti del Cesanese docg

Circondato da numerosi altri borghi posti sulle alture (i Prenestini costituiscono un interessante esempio di “paesaggio dell’incastellamento”), Serrone appare al viaggiatore tutto arroccato sulle brulle pendici del Monte Scalambra: assolutamente piacevole una passeggiata fra i vicoli del borgo medievale, che nel periodo natalizio ospita un caratteristico presepe con statue a grandezza naturale vestite con i panni tradizionali; da visitare la Chiesa di San Pietro Apostolo (con affreschi cinquecenteschi di scuola umbra) e, poco fuori dal paese, l’Eremo di San Michele Arcangelo, ricavato da una rupe e affacciato su un panorama ampio e bellissimo.

Eremo di San Michele

Subito dopo Serrone ci accoglie Piglio, centro ormai ben noto per essere la “capitale” del pregiato Cesanese docg e dove sono degni d’attenzione i due castelli (“alto” e “basso”) e il Palazzo Massimi sede di una delle più importanti aziende di produzione viticola della zona.

Piglio-Veduta

Da Piglio (o meglio “dal Piglio”, secondo l’usanza dei suoi abitanti di premettere l’articolo “il” di fronte al nome del paese) si prosegue per Acuto prima per una stradina fra vigne e ulivi e poi lungo la Via Anticolana: più in alto corrono, parallele, la panoramica provinciale fra Piglio ed Acuto e l’ex-ferrovia per Fiuggi da qualche anno riadattata a pista ciclabile, servizio che sta riscuotendo successo fra locali e turisti.

Paesaggio fra Piglio e Acuto

La nostra strada invece si snoda un po’ incassata ma basta fermarsi ad uno dei vari slarghi per godere uno dei paesaggi agrari più belli della Ciociaria, formato dall’armonico alternarsi fra oliveti (ottimo il locale olio Rosciola) e vigneti con lo sfondo degli ampi pascoli della Valle del Sacco e dei verdi Monti Lepini. Acuto, paesino dall’aspetto povero ma dignitoso dove fa tappa la suddetta pista ciclabile, offre uno dei più completi panorami sulla zona e tramonti infiammati e indimenticabili.

Acuto-Case nel borgo

Acuto-Casa medievale

Da qui, passando per Fiuggi, celebre città termale, si prosegue per la SR 155-Anticolana ai piedi dei piccoli borghi di Trivigliano e Torre Cajetani dai quali si ammirano i Monti Ernici e la stupenda piana coltivata del Lago di Canterno, bacino dalla forma continuamente variabile (per saperne di più si veda la nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”).

Torre Cajetani-Veduta al tramonto

Si raggiunge poi un incrocio circondato da case, riconoscibile per un piccolo impianto fotovoltaico a terra. Una breve deviazione sulla sinistra conduce a Guarcino, paesino in parte medievale posto in un angolo appartato, tra foreste di querce e faggi: deliziosi i dolcetti locali come ad esempio i “brutti ma buoni” o gli “amaretti” qui ritrovabili ancora in produzione artigianale. Poco a monte dell’abitato è il Convento di San Luca, restaurato grazie al contributo del filosofo-inventore Marcello Creti.

Guarcino-Scorcio

Guarcino è molto frequentata d’inverno per le sovrastanti piste da sci di Campo Catino, vasto altopiano appenninico che costituisce un ottimo punto di partenza per escursioni alle quote più alte del massiccio ernico. Si torna al suddetto crocicchio e si prende per Vico nel Lazio che si raggiunge tramite una strada che sale fra ulivi terrazzati. Il paese è una splendida sorpresa per il viaggiatore alla ricerca di luoghi sconosciuti ma allo stesso tempo bellissimi. Si tratta infatti di uno dei borghi più integri e caratteristici della Ciociaria e non solo, rimasto interamente circondato da mura medievali, dalle quali si innalzano numerose torri quadrangolari merlate alla guelfa. Le case in pietra, i vicoli e le piazzette culminano nel duecentesco Palazzo del Governatore con le sue bifore.

Vico nel Lazio-Mura e torri medievali

Si prosegue ora per Collepardo, su una strada di grande suggestione paesaggistica su cui incombono sempre più vicine ed imponenti le cime della Monna e della Rotonaria. Si tocca l’ingresso sulla sinistra del Pozzo d’Antullo, straordinaria voragine carsica fra le più grandi e profonde d’Europa, e si giunge poi a Collepardo, uno degli abitati più solitari dei Monti Ernici, splendido luogo di villeggiatura fresco e solatio al tempo stesso per via della particolare posizione. Il borgo è di quelli classici della Ciociaria in cui si respira un’atmosfera di vita antica, di tradizioni umili, di modestia e semplicità. Purtroppo tutto ciò è sempre più un ricordo del passato visto che lo spopolamento sta svuotando questi paesi, anche perché le istituzioni non sono riuscite a valorizzare e i mestieri e le produzioni locali né a sviluppare un flusso turistico non episodico in una zona viceversa ricca di potenzialità e motivi d’attrazione: in primis l’ambiente naturale intatto e selvaggio che racchiude gioielli paesistici unici nel proprio genere come, oltre al già citato Pozzo d’Antullo, la Grotta dei Bambocci (descritta nell’Ottocento anche dal Gregorovius nel suo “Passeggiate romane“), i limpidi torrenti che scendono dalle severe valli appenniniche, e, non ultime, le vestigia storiche ed archeologiche di cui recenti ricerche hanno rivelato la particolarità, tant’è che si parla di dolmen e menhir di origine enigmatica (forse ernica) sperduti nelle foreste.

Monti Ernici presso Collepardo

Celebre, dal canto suo, è la vicina Certosa di Trisulti, luogo pregno di spiritualità, misticismo e mistero (molti i simboli templari e addirittura riconducibili alla Massoneria), circondata da monasteri abbandonati ed eremi scavati nella roccia (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”): la si raggiunge tramite una magnifica strada che risale boschi di conifere, cerri e faggi e che continua sino allo splendido altopiano carsico del Prato di Campoli (o a Veroli) donando alcuni dei paesaggi montani e dei panorami più belli dell’intero Lazio; incomparabile la veduta della certosa dal diruto Convento di San Nicola, vera e propria “cartolina” della Ciociaria.

Certosa di Trisulti-Veduta da San Nicola

Tornati a Collepardo però il nostro itinerario ridiscende a valle. Ci si riconnette alla SS155 all’altezza di Alatri, cittadina d’arte nota per la sua superba cinta muraria in opera “poligonale” (o “megalitica”), vero capolavoro di architettura pre-romana (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”), simbolo dell’antichissimo popolo ernico.

Alatri-Porta Maggiore

Si prende ora per Fumone, altra tappa che merita una sosta non fugace (“Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”). E’ un borgo medievale rimasto come fermo nel tempo, con case interamente in pietra abbellite da bifore, giardini pensili e pergolati, e colmo di belle vedute panoramiche. E’ senza dubbio uno dei centri storici più curati della Provincia di Frosinone, eppure è assurdamente deturpato da una grande antenna posta proprio affianco alle mura, con grave danno non solo per il paesaggio ma anche per la salute dei suoi abitanti.

La Monna e Rotonaria visti da Fumone

Ciò nonostante la visita al paese è d’obbligo e negli ultimi anni esso sta ricevendo un’attenzione sempre maggiore da parte dei turisti soprattutto per via della presenza del Castello Longhi-De Paolis, lugubre maniero a lungo assurto alla funzione di prigione pontificia, che custodisce memorie, segreti e leggende, dalla morte del papa Celestino V alla tragica e macabra storia del Marchesino.

Fumone-Veduta

Ma è in generale l’atmosfera “sospesa” dei vicoli e delle piazzette ad affascinare il visitatore, così come il silenzio che pare avvolgere tutto. Siamo ora giunti alla fine di questo nostro coinvolgente itinerario. Da Fumone si può giungere facilmente a Frosinone, dove inizia la seconda parte del nostro viaggio alla scoperta della Ciociara più sconosciuta.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

3-4 giorni

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna