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Sulle acque del Turano

Uno scorcio del “paesaggio fantastico” del Lago del Turano, uno dei bacini artificiali più suggestivi d’Italia. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


Il lato selvaggio della Valle del Farfa

Il selvaggio panorama della Valle del Farfa dal piccolo borgo di Mompeo, nella Bassa Sabina. Una zona caratterizzata dalle ormai famose Gole del Farfa, che celano l’omonimo, limpidissimo torrente, e ricchissima come poche altre di testimonianze culturali, storiche e archeologiche: casali, mulini e ponti, castelli, torri e rocche medievali, pievi, monasteri e abbazie (celebre quella di Farfa), resti di ville romane. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


L’ingresso al Castello di Labro

Il cortile d’ingresso al Castello Nobili-Vitelleschi di Labro, che avvolge il visitatore in un ambiente estremamente suggestivo che è l’acme del microcosmo medievale costituito da questo borgo. Per tracciarsi un itinerario nella zona si consiglia la nostra guida: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


“Sali-sano”

La vista del villaggio di Salisano dall’altrettanto piccolo borgo di Mompeo, nella zona più aspra della Sabina. La tradizione popolare vuole che il toponimo “Salisano” provenga dal motto “sali-sano”, relativo al fatto che in passato salire al paese a piedi richiedeva un grande sforzo e dunque si doveva essere “sani” per compierlo oppure, parimenti, che proprio tale fatica avesse un buon risultato in termini di salute…


Labro al tramonto: la “forma” di un borgo

Labro è un piccolo borgo medievale ai margini della Valle Santa Reatina, in direzione di Leonessa e al confine con l’Umbria. E’ noto per la sua particolare integrità che ne fa una delle perle non soltanto della Sabina ma dell’intero Lazio. Panorami fiabeschi sul verde della Valle del Fuscello e sul Lago di Piediluco incorniciano un dedalo in bianca pietra calcarea, ben curato dai proprietari delle abitazioni e amato da un turismo di nicchia di provenienza anche internazionale. Labro colpisce sin dall’arrivo in auto per questa visione perfetta a livello di “forma della città” (come avrebbe detto Pier Paolo Pasolini), senza intrusioni moderne, che mostra una struttura “a cascata”, con gli edifici che, assecondando i dislivelli naturali del colle, scendono formando numerosi “terrazzi” sovrapposti. Su tutto domina il campanile della chiesa mentre paradossalmente appare defilato il Castello Nobili Vitelleschi, che costituisce uno dei manieri più affascinanti e meglio conservati della regione e su cui non potevano mancare voci su presunte “presenze”… Al di là di ciò, Labro risulta di per sé un luogo suggestivo e oltre modo piacevole, con i suoi pochi ma caratteristici locali che offrono ristorazione ed ospitalità per un turismo selezionato che ama i piaceri più raffinati della vita: l’arte e il paesaggio, i tramonti, la leggera brezza che si insinua fra i vicoli silenziosi, il buon cibo… Valori materiali e immateriali che sono in grado insieme di innescare quell’ “economia della bellezza” su cui dovrebbe innestarsi lo sviluppo “sostenibile” del nostro Paese.


La bifora di San Valentino a Roccantica

Una romantica bifora, avvolta dai rampicanti, ci saluta al ritorno a Roccantica dall’Eremo di San Leonardo. Appartiene a ciò che resta della medievale Chiesa di San Valentino, oggi Sacrario dei Caduti.


Dentro l’Eremo di San Leonardo

L’Eremo di San Leonardo nei pressi di Roccantica evoca un grande senso di misticismo. Un luogo da visitare in assoluto silenzio e raccoglimento, cercando di cogliere la profonda unione fra spirito e natura.


EVENTO – “L’eremo di San Leonardo a Roccantica e le meraviglie del borgo medievale”


Le colline della Sabina Romana

Uno sguardo suggestivo sulle verdi colline della Sabina Romana, dominate dalla mole del Monte Gennaro, una delle cime maggiori dei Lucretili.


Collevecchio e le sue eleganti architetture, fra le verdi colline sabine

Fra i molti borghi che punteggiano le verdi colline della Sabina Tiberina, Collevecchio merita sicuramente un posto speciale. A portata di mano dall’A1 (uscita Magliano Sabina), raggiungibile tramite un integro e riposante paesaggio agreste su cui spicca la sagoma del Soratte, questo paese ci dà il benvenuto con un contesto urbano ordinato ed armonioso, che svela subito il compatto centro storico d’aspetto medievale-rinascimentale. A differenza dei borghi situati più “a monte”, che conservano piuttosto un aspetto arroccato e fortificato, Collevecchio appare ingentilito da palazzi nobiliari cinque-seicenteschi, con logge, archi e portali a bugnato che ne fanno un unicum in questo territorio.

Le colline sabine viste dalle terrazze panoramiche di Collevecchio
Scorcio con il campanile della Collegiata
Un palazzo nobiliare a Collevecchio
Il Soratte dall’amena strada che conduce a Collevecchio, provenendo dal casello di Magliano

Le origini del popolamento di quest’area sono antichissime: già nel paleolitico erano frequentate le località di Grappignano e Poggio Sommavilla, e in quest’ultima durante l’età del ferro sorse un villaggio dedito, oltre all’agricoltura, al commercio con le popolazioni etrusco-falische e capenati.

Collevecchio in lontananza, visto da Poggio Sommavilla
Il panorama da Poggio Sommavilla sulle splendide colline della Sabina Tiberina
Il borgo di Poggio Sommavilla
Palazzo Orsini a Poggio Sommavilla

Questo insediamento si espanse enormemente in età arcaica ma fu distrutto dai Romani in epoca repubblicana, allorquando il territorio fu trasformato in modo radicale con la creazione di ville rustiche. La nascita specifica di Collevecchio, invece, risale all’epoca dell’incastellamento, ampliandosi nel corso del Duecento (allorquando è citato come Castrum Vetulum) e passando sotto il dominio di Narni ai primi del Trecento. Tornato presto sotto il controllo della Curia, il castello divenne quasi subito feudo degli Orsini.

Una torre superstite della cinta muraria medievale, poi inglobata fra le abitazioni
Un’altra casa turrita
Un vicolo nel borgo medievale

Durante i secoli XV, XVI e XVII Collevecchio – grazie ai suoi rapporti con i Medici di Firenze e con le alte gerarchie del Vaticano – si trasformò in un centro florido a livello culturale, attirando architetti, artisti e intellettuali e di fama, fra i quali il vescovo e umanista Blosio Palladio.

Un altro delizioso vicolo nel borgo
Il portale bugnato di Palazzo Pistolini-Menichini
Architetture nel centro storico

Dal 1605 al 1621 Collevecchio fu sede del Governatorato Apostolico della Provincia Sabina, con un tribunale e un carcere, come testimoniano gli strumenti di tortura ritrovati nei sotterranei dell’omonimo palazzo (accessibili dalla Chiesa Dei SS. Pietro e Paolo, purtroppo normalmente chiusa). E’ nota la leggenda di un prigioniero che, fuggito con tanto di ceppi ai piedi, giunse nei pressi dell’Eremo di San Cataldo a Cottanello laddove le sue catene miracolosamente si spezzarono. Il tribunale di Collevecchio chiamò a “lavorare” anche il mitico boia dello Stato Pontificio Mastro Titta, il quale nei primi dell’Ottocento compì a Collevecchio molte esecuzioni ai danni di uomini rei di omicidi, che spesso accadevano per motivi di onore (tradimenti, vendette, ecc…).

Un curioso arco nel borgo

All’indomani dell’unità d’Italia (1861), già facente parte della Provincia di Perugia, Collevecchio entrò nel nuovo Regno Sabaudo. Nel 1927, con il riordino delle province voluto dal governo fascista, fu collocata nella neonata Provincia di Rieti.

Un simpatico “murale”

La visita può partire da Porta Umbra – anzi dal supportico, costituito da due gallerie – che dapprima si affaccia sul portale a bugne di Palazzo Pistolini-Menichini (XVI sec., su disegno del Vignola) e poi zig-zagando fra i vicoli conduce direttamente su Corso Umberto I, ove prospettano diverse dimore nobiliari: Palazzo Floridi-Cerbelli (XVII sec.), che ingloba i resti di una rocca duecentesca costruita dai narnesi, Palazzo Filippi (XVII sec.), Palazzo Rosati (sorto intorno al 1600), sede del municipio, il Palazzo Apostolico (già Palazzo Orsini) e il Palazzo del Tribunale Pontificio (entrambi del XVII sec.).

Porta Umbra
Il supportico di Porta Umbra con lo sfondo di Palazzo Pistolini-Menichini
Scorcio panoramico dall’arco di Porta Umbra
Il panorama alle spalle della porta
Un gatto sui ciottoli de borgo

Sempre lungo il corso, sullo slargo che costituisce di fatto la piazzetta principale del paese, si ammira inoltre la Collegiata di Santa Maria Annunziata, con il suo campanile d’impianto romanico: sorta alla fine del XII secolo e più volte rimaneggiata in seguito, ospitò temporaneamente le spoglie di San Bernardino da Siena; custodisce un crocifisso policromo in stile bizantino e una deposizione fiamminga del 1435. Ci si sposta poi nella stradina “parallela”, situata ad ovest e più in basso della via principale, collegata a quest’ultima da una serie di vicoli suggestivi popolati da gatti sornioni e pasciuti. A Piazza dello Statuto è l’ottocentesco teatro, in stile neoclassico.

La Collegiata di Santa Maria Annunziata
Il portale della Collegiata
Abitazioni sul corso
Palazzo Rosati, sede del Municipio
La “piazzetta” di Palazzo Rosati-Conte lungo il corso, nei pressi di Porta Romana

La breve e rilassante passeggiata termina uscendo dal doppio arco di Porta Romana, facente parte del Palazzo Rosati-Conte (XVI sec.) e distinta da uno scenografico portale bugnato. Di fronte abbiamo la Chiesa della Madonna del Rifugio (sec. XVI). Da qui è possibile iniziare il (consigliato) periplo dell’abitato: andando a destra, su Via Roma, si costeggiano subito (sulla nostra sinistra) il cancello dei giardini “all’italiana” degli Orsini (XVIII sec.) e di seguito vari caseggiati, fra cui troneggia il cinquecentesco Palazzo Coperchi-Piacentini, con la sua raffinata loggia, attribuito alla scuola di Sangallo il Giovane. Continuando su Via Roma e su Via San Valentino, e infine voltando a destra, si giunge alle balconate panoramiche che si aprono verso nord e nord-est.

La monumentale Porta Romana e Palazzo Rosati-Conti
Il campaniletto della Chiesa della Madonna del Rifugio
Scorcio delle case del borgo da Via Roma
Palazzo Coperchi-Piacentini
L’elegante loggia del palazzo
Un portone secondario di un antico palazzo

Piacevole arrivare anche al Convento francescano di Sant’Andrea (XVI-XVII secc.), in prossimità del cimitero, che, fra gli ulivi, offre una magnifica veduta di Collevecchio con lo sfondo dell’immancabile Soratte. Più distante dal paese, in posizione elevata, è la Chiesa di Sant’Isciano (XVI sec.) che la tradizione vuole sia stata edificata sopra i resti di un tempio dedicato al dio Giano; sparse nelle campagne si trovano ulteriori chiesette rurali, fra cui quella di San Prospero, nell’omonima contrada.

Il Convento di Sant’Andrea
Particolare

A completare il quadro di questo elegante borgo è ovviamente il paesaggio, aspetto cui nel nostro blog dedichiamo sempre particolare attenzione. La cornice che avvolge Collevecchio è splendida e conferma una volta in più come la Sabina sia un vero “serbatorio” di bellezza per il Lazio, da preservare, valorizzare e promuovere. L’Umbria è proprio ad una manciata di chilometri – anzi la “Sabina Umbra” ad esser precisi, che si pone come naturale prosecuzione della Sabina Laziale – e qui la ruralità è ancora autentica, conservando un valore socio-economico: agriturismi, fattorie didattiche e aziende agricole (che vendono direttamente i propri prodotti) offrono svariati servizi che arricchiscono l’esperienza di una gita o di un vero e proprio soggiorno a Collevecchio.

Un tratto magnifico della campagna di Collevecchio, punteggiata da fattorie e casali adibiti ad agriturismi
Campi coltivati

Camminare per le tranquille stradine bianche che si diramano in ogni direzione è il modo migliore per immergersi in questo mondo “bucolico”, così vicino a Roma eppure così lontano dai ritmi metropolitani. Anche la mountain bike è un mezzo perfetto per esplorare i dintorni del paese, magari raggiungendo le sue piccole frazioni, in primis la graziosa Cicignano.

Una stradina a Cicignano
Uno stretto vicolo a Cicignano
Panorama da Cicignano

Oggi tutto questo patrimonio è promosso da un vero e proprio brand, quello cioè del “Parco Slow della Sabina” – come attesta un tabellone all’entrata di Collevecchio -, progetto che auspichiamo permetta a questa deliziosa zona di farsi conoscere e apprezzare come merita.


Vicolo di Rocchette

La stradina centrale che attraversa il delizioso borgo medievale di Rocchette, villaggio “segreto” alle pendici dei Monti Sabini.


Salita alla Rocca Guidonesca

Al cospetto delle suggestive rovine della Rocca Guidonesca (XIII sec.), che domina il “borgo fantasma” di Rocchettine (Torri in Sabina). A poche centinaia di metri è il delizioso paese di Rocchette (già Rocca Bertalda), oggi in via di recupero e colmo di scorci pittoreschi. Sotto il diretto controllo del Vescovo, Rocchette e Rocchettine formarono un punto di controllo strategico sulla Valle dell’Aia, importante via di comunicazione della Sabina medievale, mentre oggi costituiscono un complesso paesaggistico di straordinario valore. Per saperne di più: “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Le “tre porte” di Labro

Il suggestivo accesso alla cosiddetta “Piazzetta delle tre porte” a Labro, crocevia ove convergono le principali vie di questo magnifico borgo, uno dei più pregiati del Lazio.


Le Casette di Cottanello: una cartolina dal passato

Come un borgo da fiaba, il minuscolo villaggio pastorale abbandonato delle Casette di Cottanello si adagia fra i pascoli dei Monti Sabini formando una vera e propria “cartolina dal passato”. Un luogo bellissimo, dichiarato recentemente “paesaggio rurale storico” dalla Regione Lazio.


Nelle valli sabine verso il tramonto

Le suadenti linee dei colli della Sabina Tiberina viste da Cottanello, poco prima del tramonto, sottolineano l’atmosfera misteriosa di questa zona ricca di rocche, eremi e monasteri. Sullo sfondo l’enigmatico ed inconfondibile Soratte. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito – vol. 1”.


Salita all’Eremo di San Leonardo

La salita all’Eremo di San Leonardo, suggestiva costruzione rupestre dell’VIII-IX secolo ricavata da una grossa cengia dei Monti Sabini, nei pressi di Roccantica: fu quasi sicuramente realizzato da un seguace di Leonardo da Noblac. Un luogo di straordinaria spiritualità sempre più visitato dagli escursionisti e dai fedeli.


Tramonto romantico da Casperia

Com’è noto ai fotografi laziali, le colline della Sabina Tiberina regalano tramonti indimenticabili. Del resto si tratta di una delle aree più “luminose” della nostra regione, grazie alla sua perfetta esposizione sud-ovest. Qui siamo in uno dei più amati “belvedere” della Sabina, ossia a Casperia, dove tra le belle abitazioni d’epoca si aprono magnifici “quadretti”, in particolare al tramonto, come già detto, allorquando vengono marcati i profili dei crinali, punteggiati da ville e casali e ornati da pini e cipressi. Sullo sfondo lontano di questa immagine, i monticelli della Tuscia Romana chiudono sfumatamente l’orizzonte.


Paesaggio medievale in Sabina

Quest’immagine eloquente del “paesaggio medievale” dell’incastellamento sabino si apre improvvisamente lungo il sentiero per l’Eremo di San Leonardo, perso nel verde dei fitti boschi di leccio: borghi, castelli e luoghi di profonda spiritualità da un lato, natura selvaggia e colli ameni dall’altro, si intrecciano magicamente in questo territorio, uno dei più emozionanti del Lazio e non solo. Nella fotografia appare l’intatto disegno urbanistico di Roccantica – famosa per la leggenda del Revotano – mentre sullo sfondo si vede l’altrettanto splendido borgo di Casperia, nel cuore della Sabina Tiberina. Per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”.


Santuario di Greccio: le cellette dei frati

Il Santuario di Greccio è noto per la notte di Natale del 1223, allorquando San Francesco, con l’aiuto del signore del posto Giovanni Velita, riprodusse il primo presepe vivente della storia. Uno degli angoli più emozionanti è il corridoio ligneo ove si aprono le cellette dei frati, che si è perfettamente conservato nel tempo.


Le case di Castel di Tora

Il pittoresco borgo di Castel di Tora, uno dei più belli del Lazio e senza dubbio il più visitato della Valle del Turano. Domina l’abitato una rocca dell’XI secolo, di origine longobarda e appartenuta all’Abbazia di Farfa.