Archivi tag: provincia di frosinone

Veduta di Paliano al tramonto

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Veduta di Paliano al tramonto, da Piglio. Colli sovrapposti e paralleli, linee oblique di boschi che si intersecano fino a coronarsi con la grande Fortezza dei Colonna. I rari campanili gareggiano con i cipressi qua e là. Il profilo di questo borgo dalle vecchie case cadenti è semplice ma elegante. Lo sfondo si sfuma al tramonto lasciando intravedere fertili terre coltivate o lasciate al pascolo, spesso antiche tenute nobiliari. Chiude il paesaggio il Vulcano Laziale nel suo versante morfologicamente più tormentato. Un dipinto creato non dalla mano di un artista famoso ma da lavorio della natura, della storia e degli antenati. Una bellezza da godere gratuitamente dalle terrazze dei paesi circostanti, in particolare da Piglio, Serrone ed Olevano.


Ferentino-Chiesa di Santa Maria Maggiore, particolare scultoreo

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Le città d’arte della Ciociaria sono un serbatoio infinito per lo studioso o il semplice appassionato di architettura. Spesso inoltre appaiono dettagli o veri e propri simboli, volti a formare un complesso percorso di “iconografia magica” che più volte abbiamo affrontato sia nella guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito” sia nel nostro blog. Molti dei monumenti di questa terra appaiono infatti collegati dal recupero e della conservazione di un’antica sapienza: si è parlato spesso di Pelasgi e di Ciclopi nonché di Templari, ma non mancano rimandi a figure “mitiche” del Medioevo italiano ed europeo come Federico II di Svevia. Ferentino è sicuramente uno dei centri più sorprendenti della Ciociaria: la piccola scultura della foto è presa dalla facciata della splendida Chiesa di Santa Maria Maggiore, del XIII secolo, in stile gotico cistercense.


Veroli-Casa Reali

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La bella Casa Reali a Veroli, interessante esempio di abitazione tardo-medievale. Il luogo è noto per la presenza dei cosiddetti “Fasti Verulani”, una targa d’epoca romana, affissa ad un muro del cortile, che indicava i giorni favorevoli e quelli sfavorevoli del calendario romano: per sapere di più di Veroli e delle sue straordinarie valenze storiche ed artistiche si rimanda alla nostra guida “Lazio: i luoghi del mistero e dell’insolito”


Panorama da Paliano

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Un bellissimo panorama da Paliano, cittadina “cerniera” fra la Campagna Romana e la Ciociaria, ricca di vedute notevoli e sorprendenti ma poco conosciute.


Il Parco Regionale dei Monti Simbruini: nei paesaggi dello Spirito

Un patrimonio storico-naturalistico straordinario

Situati ai confini con l’Abruzzo, i Monti Simbruini costituiscono una delle aree montane più suggestive ed importanti del Lazio e prendono il nome dal latino sub imbribus (“sotto le piogge”), in virtù dell’elevata piovosità della zona.

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il tipico paesaggio aperto dei Monti Simbruini

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l’Aniene, ancora torrente, nella località Fiumata

Mti Simbruini-Mte Viglio, acero secolare RCRLB

un acero secolare alle pendici del Monte Viglio

Qui, fra vette che superano i 2000 metri, foreste sconfinate e praterie si possono assaporare in molti punti sensazioni di autentica wilderness, accentuate dal fatto che queste montagne sono tuttora poco frequentate e poco conosciute, se non per i rinomati centri sciistici di Livata e Campo Staffi.

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il Monte Tarino visto da Campo Staffi

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il Monte Viglio, la vetta maggiore del gruppo

Tutelati da un vasto parco regionale, istituito nel 1983, i Monti Simbruini custodiscono un patrimonio naturale straordinario, con un ambiente estremamente vario, segnato per un verso dalla presenza dei fiumi Aniene e Simbrivio, che da 2000 forniscono anni acqua a Roma, e per un altro dalla fenomenologia del carsismo, qui particolarmente spiccata: numerose infatti le grotte (sia pur riservate agli speleologi), senza contare la seria infinita di inghiottitoi, doline e campi solcati (da non perdere l’altopiano dei Fondi di Jenne) che rendono quasi ovunque scarsa l’acqua in quota, per poi lasciarla riapparire purissima nelle sorgenti.

Valle dell'Aniene-Fiume Aniene presso Jenne RCRLB

Mti Simbruini-Valle dell'Aniene presso la sorgente RCRLB

due scorci del Fiume Aniene

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le Grotte del Falco, alle pendici del Monte Autore

La flora dal canto suo, oltre al patrimonio boschivo, presenta a seconda dei versanti e degli ambienti fioriture di orchidee, gigli, narcisi, non ti scordar di me, viole, genziane, ecc…

Mti Simbruini-Mte Autore, fioritura di luglio RCRLB.JPG

Mti Simbruini-Mte Autore, fioriture di luglio RCRLB.JPG

fioriture di luglio sulla cresta del Monte Autore

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una bellissima fioritura di Genziana al Campo della Pietra

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una salamandra presso il Laghetto di San Benedetto

Ricchissima infine la fauna, che annovera specie rare come il grifone, l’aquila reale, il lupo e, più sporadicamente, l’orso bruno marsicano, ma anche varie specie di tritoni, salamandre e il gambero di fiume, indicatore della purezza delle acque.

Storia, arte e spiritualità

L’area del parco, selvaggia terra degli antichi Equi, appare segnata profondamente dall’opera dell’uomo. Presso Subiaco, in epoca romana Nerone si fece costruire un’incredibile villa con tanto di tre laghetti ottenuti tramite lo sbarramento dell’Aniene.

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le Gole dell’Aniene

L’Arco di Trevi, che ci appare misteriosamente sperduto fra le foreste, costituì un’antica dogana romana lungo una strada che dovette essere relativamente trafficata. Nell’Alto Medioevo poi, accadde una “rivoluzione” fra queste montagne (e per tutta la cultura occidentale).

Monastero di S. Scolastica-Veduta dal S. Speco 2 RCRLB.jpg

il Monastero di Santa Scolastica e Subiaco visti dal Sacro Speco

Su iniziativa di un giovane San Benedetto da Norcia, che proprio qui iniziò la sua esperienza eremitica, nacquero svariati cenobi: oggi, a dominio dei resti dell’antica residenza imperiale, possiamo ancora ammirare i celebri e spettacolari monasteri di Santa Scolastica e del Sacro Speco, custodi di eccezionali opere d’arte e pregni di un’atmosfera di intensa spiritualità.

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il Sacro Speco

I due monasteri e le sottostanti Gole dell’Aniene (che si allungano solitarie sino all’umile e silente Jenne, dove Fogazzaro ambientò “Il Santo”) formano uno dei paesaggi più romantici d’Italia, amato e decantato ai tempi del Grand Tour.

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affresco nel Sacro Speco

Ancora “paesaggi dello spirito” nella vicina Valle del Simbrivio, ove nell’ennesimo scenario di solenne bellezza si nasconde il vetusto Santuario della Santissima Trinità, scavato ai piedi di un’ardita parete rocciosa.

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il Santuario della Santissima Trinità

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la splendida Valle del Simbrivio con Vallepietra visti dal santuario

Poi una serie di romitori e chiesette rurali, ben simboleggiati dalle rovine dell’Eremo di Santa Chelidonia, sempre nei pressi di Subiaco. Fra i paesi, invece, merita in primis una menzione speciale il pittoresco borgo-presepe di Cervara di Roma, noto per la sua rupe scolpita, che offre panorami mozzafiato sull’incantevole Valle dell’Aniene, nel punto in cui essa si allarga in una placida conca, sempre circondata da boschi e punteggiata da abitati medievali; oppure Trevi nel Lazio, dominato da un severo castello appartenuto ai Caetani, indiscussi signori di queste terre ai tempi di Bonifacio VIII. La cittadina di Subiaco, dal canto suo, che a prima vista potrebbe sembrare quasi del tutto moderna, letteralmente “nasconde” un rustico centro storico sormontato dalla poderosa Rocca Borgia, oggi in via di recupero ed incluso nel club dei “Borghi più belli d’Italia”.

Cervara di Roma-Veduta 1 RCRLB.jpg

Cervara di Roma

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Jenne

Trevi nel Lazio-Scorcio dal Castello RCRLB.JPG

panorama dal Castello Caetani a Trevi nel Lazio

Categoria a parte invece sono da considerarsi i solitari ruderi di Camerata Vecchia, situati a monte di Camerata Nuova e affacciati sulla Piana del Cavaliere, spartiacque fra Lazio ed Abruzzo.

L’incanto delle stagioni

Senza dubbio, una delle cose più splendide dei Simbruini è il mutare delle stagioni. Le maestose foreste di faggio (con rare intrusioni di acero) guardate dall’alto colpiscono per compattezza e vastità (tra i Simbruini e i contigui Ernici si estende la faggeta più grande d’Europa).

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il Monte Viglio d’autunno

Man mano che ci si avvicina ai fondovalle – ove si fa sentire l’influenza dei fiumi e dei torrenti – la vegetazione si fa più mista, con lecci, carpini, querce, ontani, salici e pioppi.

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Mti Simbruini-Campo Staffi, faggeta innevata RCRLB.jpg

Mti Simbruini-Faggeta presso Camposecco RCRLB.JPG

Mti Simbruini-Mte Autore, faggeta innevata 1 RCRLB.jpg

Mti Simbruini-Mte Tarino, faggeta all'imbrunire RCRLB

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, faggeta RCRLB

Mti Simbruini-Faggeta presso Fonte della Moscosa 3 RCRLB.JPG

faggete

Ne risulta un paesaggio meraviglioso, ricco di colori continuamente cangianti nel corso dell’anno: dallo struggente e malinconico ottobre, con le sue infinite sfumature, al festoso giugno con il verde vivo delle chiome degli alberi e le fioriture di orchidee sui pascoli, passando per il lungo inverno che ricopre di neve le vette e spesso anche i boschi più alti.

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faggi e praterie sul Campo della Pietra ad ottobre

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una delle tante vallette che compongono il suggestivo Campo della Pietra

Mti Simbruini-Colline carsiche a Prataglia 1 RCRLB

autunno sull’Altopiano di Prataglia, a monte di Cervara

Mti Simbruini-Mte Autore, panorama nevoso RID

le vedute del Monte Autore d’inverno

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, faggi in autunno 1 RCRLB.jpg

faggeta autunnale ai Fondi di Jenne

Mti Simbruini-Fondi di Jenne innevati RCRLB

i Fondi di Jenne all’inizio della primavera

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il Monte Tarino innevato alla fine dell’inverno

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paesaggio invernale presso Camerata Vecchia

Un paradiso per l’escursionismo

Caratterizzati da un susseguirsi di altopiani circondati da fitte faggete, i Monti Simbruini favoriscono un escursionismo leggero e rilassante.

Mti Simbruini-Fondi di Jenne 6 RCRDC

Mti Simbruini-Campo della Pietra, cavalli RCRLB

Mti Simbruini-Fondi di Jenne, paesaggio 4 RCRLB.JPG

il classico paesaggio bucolico degli altopiani simbruini

Del resto, fatta eccezione per le tre cime principali del gruppo, il Monte Viglio (2156 m.), il Monte Cotento (2015 m.) e il Monte Tarino (1997 m.), i Simbruini offrono ampi spazi privi di montagne di un certo rilievo, e quindi perfetti per chi cerca lunghe passeggiate nella natura senza troppa fatica.

Mti Simbruini-Sulla cresta dei Cantari RCRLB

sentiero del CAI verso il Monte Viglio

Mti Simbruini-Mte Viglio, verso il Mte Gendarme 1 RCRLB.JPG

sulla cresta dei Cantari verso il Gendarme e il Viglio

Mti Simbruini-Mte Viglio, deposito morenico 1 RCRLB.JPG

depositi morenici sulle pendici del Monte Viglio

Mti Simbruini-Vado Ciociaro e Mte Tarino RCRLB

il Vado Ciociaro ai piedi del Tarino

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la vetta del Monte Tarino

Allo stesso tempo, però, la scalata del Viglio in inverno con la neve riserva difficoltà alpinistiche, mentre la vetta del Tarino si raggiunge solo dopo una bella sgambata.

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ancora il solenne Viglio, la vetta più frequentata dagli escursionisti nel parco

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panorama dal Monte Autore con il Camposecco innevato

Un territorio insomma adatto a tutte le esigenze escursionistiche, ed ottimo anche per l’equitazione grazie alle immense praterie, che non a caso furono usate come set per alcuni film western, fra cui il cult “Lo Chiamavano Trinità”, quasi interamente girato sull’Altopiano di Camposecco.

Lungo il Cammino di San Benedetto

Da qualche tempo i Monti Simbruini sono tornati alla ribalta grazie al “Cammino di San Benedetto”.

Monastero del S. Speco di Subiaco-Affresco RCRLB.jpg

affresco del Sacro Speco

Ideato da Simone Frignani, redattore della prima guida, si tratta di un lungo trekking di 300 km fra Umbria e Lazio, da Norcia a Subiaco e a Montecassino, che porta il “pellegrino” o il semplice escursionista alla scoperta dei luoghi più significativi della vita di San Benedetto, patrono d’Europa.

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il Laghetto di San Benedetto, a breve distanza da Santa Scolastica

Mti Simbruini-Cascata di Trevi RCRDC

la Cascata di Trevi, come il laghetto di San Benedetto, toccata dall’itinerario

Il percorso, che attraversa altre importanti aree montuose del Lazio (Reatini, Carseolani-Sabini, Ernici, Cairo), tocca il tratto medio e alto della Valle dell’Aniene, addentrandosi fin nelle pieghe più nascoste delle montagne simbruine, e ha contribuito a far conoscere ad un pubblico senz’altro più vasto e più attento, rispetto al passato, le meraviglie di un territorio che non smette di stupire.

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la Valle del Simbrivio: sullo sfondo la rupe della Santissima Trinità

Convento del S. Speco-Veduta crepuscolare 1 RCRLB

una romantica visione crepuscolare del Sacro Speco di Subiaco

E così luoghi come il Sacro Speco di Subiaco stanno vivendo una seconda stagione all’insegna non più soltanto del turismo religioso o culturale di nicchia, ma anche di un approccio silenzioso e profondo, legato alla riscoperta del sé e delle radici della cristianità più vera.


Supino-Simboli massonici sul portale di Palazzo Bavari

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Nel cuore del borgo di Supino, sui Monti Lepini, il settecentesco portale d’ingresso di Palazzo Bavari presenta chiari simboli massonici. 


Acuto, piccolo mondo agreste a due passi da Fiuggi

Acuto è un piccolo paese dell’Alta Ciociaria, situato in una zona piuttosto defilata ma al contempo vicinissima ad un’importante direttrice locale come la Via Anticolana e ad un centro turistico di fama internazionale, ossia Fiuggi. Il borgo antico, con le sue scure case di pietra calcarea, appare anche dalla bella Anagni e si mostra incastonato in uno scenario carsico piuttosto brullo ma pittoresco, alle pendici esterne dei Monti Ernici. Terra di pastorizia “a monte” e di agricoltura “a valle”, secondo uno schema “classico” nel Lazio, Acuto offre un paesaggio rurale vario e soprattutto un panorama stupendo sulla florida campagna dell’estremo nord della Ciociaria.

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Ai suoi piedi infatti si distendono vasti uliveti che a quota più bassa lasciano lo spazio ai vigneti del Cesanese docg, un rosso straordinario che spesso abbiamo citato nei nostri articoli dedicati alla Provincia di Frosinone e che ha nella confinante Piglio la sua “capitale”.

Mti Affilani-Panorama dalla pista ciclabile fra Piglio ed Acuto 6 RCRLB

Acuto fa parte di un vero e proprio itinerario enogastronomico oggi valorizzato – sia pur fra alti e bassi – dalla “Strada del vino del Cesanese”, che partendo grosso modo da Paliano si snoda sino alle porte di Fiuggi e di Anagni. Quest’ultima compare con le sue torri e campanili proprio di fronte ad Acuto arricchendo un panorama davvero delizioso, in particolare al tramonto quando le luci marcano i profili dei tanti colli che si susseguono verso l’Alta Valle del Sacco ed i Monti Prenestini.

Mti Affilani-Panorama dalla pista ciclabile fra Piglio ed Acuto 7 RCRLB

Il modo più originale e senz’altro piú ecologico per giungere ad Acuto è quello di utilizzare la pista ciclabile che – ricavata da un’ex ferrovia – unisce tutti i paesi della Strada del Vino.

Acuto-Veduta dalla pista ciclabile 1 RCRLB

Il tracciato si svolge in un profumato ed accogliente ambiente mediterraneo: si parte dalla stazione ristrutturata di Pìglio (ristoro e noleggio di mountain bike) e si percorrono a piedi o in bici circa 8 km fino a sbucare quasi direttamente – dopo una salitaccia – sul corso storico di Acuto (evitando l’incontro con la brutta parte nuova dell’abitato) dove si assapora immediatamente quella “vita di paese” di un tempo che la Ciociaria sa sempre regalare. Da qui si arriva all’ingresso del borgo medievale, sancito da una porta affiancata da un poderoso Palazzo Baronale.

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Oltrepassato il varco, si apprezza la semplice architettura in pietra delle case, talvolta ornate da bei portali e bifore. Poco più avanti è un belvedere che merita una sosta.

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Acuto-Vicolo 1 RCRLB

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Acuto-Palazzo 2 RCRLB

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Ad arricchire le attrattive di Acuto sono poi le numerose chiese sparse sul territorio. Alcune, come quella di San Rocco, serbano misteriosi simboli scolpiti e dipinti che studi recenti considerano tracce del passaggio o della presenza stabile dei Cavalieri Templari. Essi, del resto, com’è noto e come abbiamo ampiamente descritto nella nostra guida “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”, furono assai attivi nel Basso Lazio.

Mti Affilani-Chiesetta rurale fra Piglio e Acuto RCRLB

Oltre ai monumenti e alla storia, trattorie, ristoranti e rivendite di prodotti locali (oltre ad olio e vino spiccano le carni bovine e la pasticceria secca) completano il quadro di una località senza dubbio gradevole all’insegna delle tradizioni e delle tipicità. Infine, passeggiate in montagna (come quella ai laghetti carsici che sormontano il paese) e in collina ne fanno una meta per chi voglia scoprire la natura e la quiete di questo tranquillo angolo di Ciociaria.


Il campanile di Casalattico

Il piccolissimo borgo ciociaro di Casalattico, nel cuore della splendida Val di Comino – in parte toccata dal nostro itinerario “Alla scoperta dei borghi e dei paesaggi segreti della Ciociaria” -, vanta una piccola perla. Il campanile della chiesetta principale custodisce un vecchio orologio a carica manuale, perfettamente funzionante, che ancor oggi permette alle campane di azionarsi. Dal campanile si gode fra l’altro di un panorama indimenticabile sulla vallata. Un ringraziamento al sig. Domenico per averci fatto scoprire questo tesoro nascosto.

Casalattico-Chiesa, orologio del campanile 1 RCRLB

Casalattico-Chiesa, campanaro 1 RCRLB

Casalattico-Chiesa, panorama dal campanile 2 RCRLB

Casalattico-Chiesa, panorama dal campanile 1 RCRLB

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Panorama dalla cresta dello Sprone Maraoni

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Il panorama dalla cima dello Sprone Maraoni (1328 m. s. l. m.) sulla stretta cresta che guarda in direzione della Valle del Sacco. Siamo sul versante “ciociaro” dei Monti Lepini, in una zona il cui carattere di spiccata “wilderness” contrasta nettamente con lo scenario industriale della piana di Frosinone.


Castello di Vicalvi, scorcio interno

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Le tetre rovine del misterioso Castello di Vicalvi sorvegliano il Lago di Posta Fibreno e l’accesso alla Val di Comino, stupenda plaga che in primavera si veste di mille colori. Di origini longobarde, il poderoso maniero è visitabile purtroppo solo sporadicamente ma per chi abbia la fortuna di entrarvi resta un ricorso indelebile. Per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio… e i loro segreti”


Supportico a Pofi

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Un pittoresco supportico a Pofi, uno dei borghi più suggestivi della Ciociaria centrale, poco a sud di Frosinone: una zona molto bella da visitare in primavera e all’inizio dell’estate.


Veduta del Castello dei Conti d’Aquino e di Roccasecca Vecchia

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Una suggestiva veduta del Castello dei Conti d’Aquino e di Roccasecca Vecchia dalla strada per Colle San Magno. Qui siamo davvero in uno dei “paesaggi segreti” del Lazio, ancora pressoché sconosciuto “al grande pubblico” malgrado la vicinanza con l’A1. Situati nei pressi dell’antico confine fra Stato della Chiesa e Regno di Napoli, questi affascinanti ruderi dominano la bassa Valle del Melfa e quella del Liri e sono legati alla figura di San Tommaso d’Aquino che qui, secondo una leggenda, ebbe i natali. Per approfondimenti: “I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


Scorcio dell’Abbazia di Casamari

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Uno scorcio suggestivo nella chiesa abbaziale di Casamari, presso Veroli, in Ciociaria. Il monumento, di impronta gotico-cistercense, racchiude numerosi segni di un’antica sapienza tramandata dai suoi monaci: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”.


L’inverno pian piano se ne va sui Monti Lepini

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A monte del paese di Gorga, nel versante ciociaro dei Lepini, si estende una vasta zona di altopiani bellissimi utilizzati per il pascolo brado. Una delle caratteristiche principali è la presenza di numerosi recinti in pietra a secco che donano al paesaggio un aspetto molto suggestivo. L’escursione può terminare sul Piano del Lontro, ove sono diverse case di pastori. Interessante a marzo il fatto che ci siano alcuni bei ruscelli formati dal disgelo: del resto ci troviamo in una delle zone più ricche di acqua dei Lepini, altrove rara.


Panorama dalla cima del Monte Calvilli

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Un altro scenario stupendo dall’Anti-Appennino Sud del Lazio: il panorama dalla cima del Monte Calvilli, “tetto” dei Monti Ausoni, sorprende l’escursionista per la wilderness delle montagne intorno, che conservano tutto il fascino del paesaggio pastorale arcaico. Qui la vista è sul borgo di Pastena, nota per le sue suggestive grotte carsiche, che si adagia con la sua caratteristica forma circolare nelle fertili pianure ausoniche: nel centro storico è la casa di famiglia dell’indimenticabile Nino Manfredi.


Alatri-Scorcio con Palazzo Conti

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Uno scorcio della piazza centrale di Alatri con l’elegante Fontana Pia (1870) e il quattrocentesco Palazzo Conti. Per approfondimenti sugli itinerari archeologici e misterici della cittadina vedi “Lazio. I luoghi del mistero e del’insolito”.


Monte Viglio con le prime nevi invernali

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Il Monte Viglio con le prime nevi della stagione. Amato e assai frequentato dagli escursionisti romani, il Viglio è, con i suoi 2156 m. s.l.m, la vetta principale dei Monti Simbruini, nel cuore della faggeta più grande d’Europa.


Presepe “a grandezza naturale” di Serrone

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Una delle simpatiche “scene” del presepe con statue a grandezza naturale che viene allestito in questo periodo natalizio a Serrone, nell’Alta Valle del Sacco. I pittoreschi vicoli del borgo diventano così lo sfondo di questa rievocazione della vita e dei mestieri di un paese ciociaro della prima metà del ‘900. 


Dai vicoli medievali di Veroli all’Abbazia di Casamari, sulle tracce di simboli magici…

Posta su un’altura carsica nel cuore della Ciociaria e affacciata sulla popolosa Piana di Frosinone, Veroli è una cittadina medievale dalle antichissime origini. Fondata, infatti, dagli Ernici – dei quali, nella parte più alta del colle, si possono ammirare l’acropoli e le mura megalitiche – Verulae nel VI secolo a. C. formò, con importanti città limitrofe come Anagnia (Anagni), Aletrium (Alatri), Ferentinum (Ferentino) ed altre roccaforti minori, la Lega Ernica. Divenne poi fedele alleata dei Romani, ed ancor oggi, in onore di questa coalizione, sullo stemma della città compare la scritta “verulana civitas almae urbi confederata” (“la città di Veroli confederata alla generosa Roma”).

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Il centro storico di Veroli è caratterizzato da uno spiccato aspetto medievale, principalmente nel quartiere di Santa Croce e nella zona di Sant’Erasmo. Case-torri, portali ogivali, bifore e trifore creano un’atmosfera “antica” che ne fa senza dubbio una delle mete più suggestive del Basso Lazio. Assai pittoresca è la salita verso la chiesetta di San Leucio, “ornata” da un teschio con le ossa incrociate; affianco sono i resti di un castello che venne innalzato sulle già citate mura “ciclopiche”. 

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A Veroli si trovano diverse chiese notevoli, la cui storia rimanda ad antiche presenze templari. Un antico manoscritto dell’Archivio Segreto Vaticano, risalente al 1310, documenta l’ordine di esposizione delle citazioni al processo contro i Cavalieri dell’Ordine Templare presso le loro chiese e, fra le altre, in esso è menzionata la Chiesa di Santa Maria dei Franconi a Veroli. Di proprietà quindi dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio, Santa Maria dei Franconi, eretta in stile romanico ed annessa ad un monastero benedettino del XVI secolo, presenta alcuni segni distintivi di questa appartenenza, ossia una rosa cistercense ed una croce patriarcale templare graffiti sugli stipiti del portale d’ingresso. Inoltre nella cripta di Sant’Onofrio, edificata come chiesa per i lebbrosi, era incisa un’iscrizione: “Templar….posuit”, ora purtroppo non più visibile poiché – a quanto pare – ricoperta dall’intonaco.

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A poca distanza troviamo la Basilica di Santa Salomé, edificata – secondo la tradizione locale – nel 1209 sul luogo del ritrovamento del corpo della Santa, divenuta poi protettrice di Veroli. A riprova di ciò, nei sotterranei della chiesa, nei quali si accede tramite uno stretto passaggio, posto al di sotto dell’altare della cripta, è conservata una lastra di marmo. Madre degli apostoli Giovanni e Giacomo e testimone della morte e della resurrezione di Gesù Cristo, Santa Salomè discese in queste zone per diffondere il cristianesimo ed organizzare la comunità cristiana locale. La chiesa, posta su uno dei terrazzi panoramici di Veroli e costruita inizialmente in stile gotico, ha subito nel tempo vari rimaneggiamenti, ma conserva, al suo interno, notevoli affreschi. La fama di detta chiesa è costituita, comunque, dalla presenza della Scala Santa, che percorsa in ginocchio dona al fedele l’indulgenza plenaria, alla stessa maniera di quella sita in Palazzo Lateranense a Roma.

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Interessante anche il vicino Duomo di Sant’Andrea, costruito sul sito dell’antico foro romano, occupato oggi dalla graziosa piazza centrale dell’abitato: degna di nota la Cappella del Tesoro, con i resti della chiesa alto-medievale.

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Ci spostiamo ora in un’altra zona della cittadina, dirigendoci verso la Chiesa di Sant’Erasmo, che si raggiunge attraverso una via fiancheggiata da palazzetti due-trecenteschi. Il tempio venne probabilmente fatto costruire da San Benedetto da Norcia, durante il suo viaggio verso Montecassino (attualmente l’itinerario percorso dal Santo nel VI secolo è stato ripreso a fini turistico-religiosi, divenendo un “cammino” di grande successo). Sono visibili vestigia romane sul campanile e su parte del portico, mentre il resto della struttura ha subito numerose modifiche, dal XVI secolo in poi.

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Nonostante ciò, sulla facciata del portico, composto di tre archi a tutto sesto, sono presenti alcuni altorilievi raffiguranti un ornamento dal complesso significato: il “Fiore dell’Apocalisse”. Ogni petalo del Fiore raffigura i quattro elementi (Fuoco, Acqua, Terra, Aria) e le quattro entità dell’Apocalisse (Uomo, Aquila, Toro e Leone). Questo simbolo – utilizzato in alcune opere filosofico-alchemiche medievali e che si riteneva avesse potenti poteri contro le forze del male – nel suo complesso indica l’armonia scaturita della perfetta unione degli elementi, e l’unità della conoscenza derivante dall’unione di tutte le sacre scritture.

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Ai piedi di due colonne del portico di Sant’Erasmo sono invece altre due incisioni, le Triplici Cinte, che si ricollegano a documentate presenze templari nel paese.

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Attraversando le caratteristiche vie dei quartieri medievali di Veroli, sugli edifici privati si possono infatti notare, scalfiti nella pietra, diversi simboli, tra cui la Triplice Cinta.

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Questo segno, risalente forse all’Età del Bronzo e diffuso presso le popolazioni celtiche, viene menzionato anche nella Bibbia e lo si trova inciso nelle cattedrali gotiche. In seguito esso fu probabilmente ripreso dai Cavalieri della Milizia del Tempio per indicare i luoghi aventi una sacralità tellurica. Lo si può notare talvolta scolpito sugli edifici medievali, risalenti al XII e XIII secolo di molte cittadine laziali, tra cui Alatri, Priverno, Norma, Sermoneta (per saperne di più: “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”), che presentino alcuni particolari tratti architettonici (come, ad esempio, l’acropoli e le mura megalitiche), e/o conservino testimonianze della presenza cistercense nei propri territori.

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Un altro motivo dell’adozione, da parte dei Cavalieri Templari, di simboli dai significati esoterici, fu che alcuni di essi, ossia i più colti, durante le Crociate, cercarono di instaurare con i musulmani un rapporto costruttivo, basato sull’interscambio sia commerciale che culturale, e per questo vennero a contatto con i filosofi arabi, i quali a loro volta erano eredi di antiche conoscenze occulte. Questa politica fu in seguito adottata anche da Federico II, protettore dei Cistercensi, ordine monastico legato ai Cavalieri del Tempio. La Triplice Cinta, secondo gli studi di Renè Guenon, rappresenterebbe i tre gradi dell’iniziazione propri delle scuole esoteriche e, nondimeno, della tradizione druidica. Oltre a ciò, numerose altre ipotesi sono state formulate per chiarire il senso di questo misterioso simbolo, ma quel che è certo è solo che esso sia legato ai Templari, in quanto presente anche presso la Fortezza di Chinon, dove essi furono imprigionati agli inizi del XIV secolo.

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La nostra ricerca iconografica ci ha però regalato altre sorprese. Nei pressi della Chiesa di Sant’Erasmo corrono due vie dal singolare nome: “Via Terribile” e “Vicolo Terribile”. Non si conosce il perché di questo insolito appellativo, ma istintivamente il toponimo “terribile” rimanda ad altri luoghi così descritti, e cioè, non solo alla celebre chiesa di Rennes le Chateau, ma anche a quella del Santuario della Madonna della Civita ad Itri (cfr. “Lazio. I luoghi del mistero e dell’insolito”).

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Ma le inquietanti coincidenze non finiscono qui. Seguendo infatti l’itinerario descritto dalle due tenebrose stradine di Veroli, che si snodano tra antiche abitazioni, spesso semi-dirute e abbandonate, si torna di fronte al muro laterale della stessa Chiesa di Sant’Erasmo, proprio nel punto in cui si trova scolpito, curiosamente, un altro simbolo affine alla Triplice Cinta, ossia il Centro Sacro o Omphalos, anch’esso strettamente legato alla cultura esoterica templare e ricorrente in altri siti del Lazio meridionale (Sermoneta, Terracina e Priverno).

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Tornati nella piazza principale di Veroli e passeggiando sul breve corso, si può apprezzare un’ultima chicca. Nel grazioso cortiletto di Casa Reali, è affissa una lastra di marmo bianco che riporta un raro esempio di calendario romano risalente al I secolo d. C., noto come i “Fasti Verulani”.

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In esso sono stati segnati i primi tre mesi dell’anno, indicando gennaio e marzo con 31 giorni e febbraio con 29. La curiosità di questo calendario consiste nel fatto che accanto ad ogni data è impressa una lettera, che segnalava, secondo le superstizioni di allora, la tipologia del giorno: NP stava per festivi, N per nefasti, C per comiziali ed F per giorni fasti e favorevoli. Ad esempio il 27 marzo, data della vittoria di Cesare ad Alessandria (46 a. C.), era indicato come festivo, mentre il 14 Gennaio, essendo il giorno di nascita di Antonio, era nefasto.

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Usciti infine da Veroli, ci dirigiamo ora verso l’Abbazia Cistercense di Casamari. Fondata originariamente dai monaci benedettini nel XI secolo, agli inizi del XIII secolo l’Abbazia passò all’Ordine monastico Cistercense, che ne rimodernò ed ampliò la struttura, e che oggi si presenta quale uno dei più integri monumenti d’architettura gotico-cistercense.

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I lavori di ristrutturazione di Casamari vennero affidati ad una Corporazione Muratoria, i cui sapienti scalpellini hanno lasciato, intagliati in diversi angoli della chiesa, alcuni simboli distintivi della propria compagnia, ripresi in seguito anche dalle associazioni massoniche sorte nel corso del Settecento in Ciociaria.

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Quest’ultime, infatti, oltre a raccogliere l’eredità culturale-esoterica dei Templari, si ricollegano, ancor di più, alle Corporazioni Muratorie medievali.

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Alcuni dei suddetti emblemi sono visibili all’interno della chiesa: scolpita sul capitello della prima colonna a destra della navata centrale, è una “Tau” templare, appesa alla quale vi è un grembiule da scalpellino, mentre nella facciata posteriore dello stesso capitello è un braccio che tiene in pugno uno scalpello ed una squadra.

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Inciso su un altro capitello è il simbolo dell’”Ouroboros”, ossia la rappresentazione alchemica del “tutto in uno”, del “Principio e della Fine”, raffigurata da due serpenti che si mordono la coda. Tra le sculture del coro ligneo, si nota, per giunta, un’altra figura che richiama anch’essa la simbologia massonica (come pure quella dei Rosacroce o quella alchimistica), su cui ci si potrebbe soffermare molto: un pellicano che si squarcia il petto con il becco per nutrire i propri piccoli tramite il suo stesso sangue. Infine, sulla lunetta del Portale dei Conversi è raffigurato l’emblema dell’“Albero della Vita”, affiancato da due croci templari.

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Una particolarità dell’architettura cistercense è la quasi assenza di elementi decorativi, finalizzata a non distogliere dalla preghiera il fedele. Fatto strano è dunque che su uno dei capitelli del chiostro si trovano riprodotti tre volti raffiguranti Federico II di Svevia, il suo cancelliere Pier delle Vigne e (si dice) Gioacchino da Fiore, che a loro volta evidenziano gli stretti rapporti intercorsi tra l’Imperatore e i monaci Cistercensi.

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Se ciò sia ricollegabile o meno alla stretta relazione intercorrente tra i monaci Cistercensi e i Cavalieri Templari non è certo. È invece documentata la loro affiliazione all’imperatore svevo, avvenuta nel 1221, tant’è che questo fu ospite presso l’Abbazia di Casamari durante l’incontro con il Papa, in merito alla discussione sulla Quinta Crociata.

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Ogni volta ce ne andiamo da Veroli soddisfatti, con la consapevolezza di aver visitato un patrimonio straordinario, un intreccio affascinante di testimonianze storiche, artistiche e culturali che conferma l’incredibile ricchezza della Ciociaria ed il suo finora inespresso potenziale turistico.

APPUNTI DI VIAGGIO

Periodi consigliati:

tutto l’anno.

Tempo di visita:

1-2 giorni.

Links:

www.comune.veroli.fr.it 

www.angolohermes.com

www.casamari.it


Paesaggio autunnale a Prato di Campoli

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Ad ottobre le faggete degli Appennini sono al culmine della bellezza del foliage autunnale: nella foto ci troviamo a Prato di Campoli, magnifico altopiano carsico sui Monti Ernici, a poca distanza dalla cittadina medievale di Veroli.