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Castello di Poggio Poponesco

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Il Cicolano, “terra di mezzo” fra Sabina ed Abruzzo, possiede uno dei “paesaggi medievali” più suggestivi e meglio conservati del Lazio. Innumerevoli piccoli borghi arroccati come presepi punteggiano le fitte foreste di querce, faggi e castagni, donando spesso panorami superbi sul Lago del Salto. Molti anche i castelli, quasi sempre in rovina, come quello di Poggio Poponesco, dall’aspetto epico, posto a dominio della Valle del Salto e del paese di Fiamignano: per saperne di più si faccia riferimento alla nostra guida “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti”.


I castelli perduti della Sabina

Questo lungo itinerario inizia da Roma e va ad esplorare alcuni fra i territori più belli e intatti del Lazio. Si può scegliere di prendere la Via Nomentana o la Via Tiburtina e, rispettivamente, superati i centri di Mentana o Guidonia, il paesaggio inizia a rivelare i tratti peculiari della Sabina Romana: prati, boschi e soprattutto uliveti si alternano fino a raggiungere la prima tappa, proprio alle pendici dei Monti Lucretili, Palombara Sabina, cittadina che conserva un pittoresco borgo medievale.

Castiglione di Palombara

A poca distanza, in posizione panoramica, sorgono le rovine del Castiglione, uno dei “manieri perduti” più affascinanti del Lazio, notevole esempio di castrum longobardo. Si riparte in direzione nord in una verde campagna e, appena superato il moderno abitato di Stazzano, una stradina a sinistra ci conduce alle semisconosciuto “paese fantasma” di Stazzano Vecchio, su cui spicca il turrito Castello Orsini; il complesso, attualmente in fase di restauro, offre un’atmosfera sospesa nel tempo.

Stazzano Vecchia

L’itinerario prosegue sempre verso Nord, toccando Moricone e Montelibretti, sempre immersi in un paesaggio bucolico ove protagonisti sono i fitti uliveti terrazzati, con numerose piante secolari. Si valica poi la Via Salaria e si prendono le indicazioni per l’Abbazia di Farfa che merita di certo una sosta: siamo ormai nella Valle del Farfa e in Provincia di Rieti, e a poca distanza dal complesso religioso, ai piedi di Mompeo, i poco visibili ruderi di Roccabaldesca arricchiscono un quadro paesistico di grande fascino, in particolare durante la primavera per le fioriture dei frutteti. Il nostro percorso ora risale le dolci colline sabine passando prima per il piccolo villaggio medievale di Bocchignano e poi per Poggio Mirteto fino al suggestivo borgo di Catino, subito riconoscibile per l’alta torre del castello.

Castello di Catino

È una delle tappe più emozionanti dell’itinerario: si risale il paese attraverso vicoli ed archetti fino ai resti del castello longobardo dove l’orizzonte si apre immenso allo sguardo sulla Sabina Tiberina e buona parte dell’Alto Lazio. Oltrepassato un varco superstite nelle mura del castello, voltandosi si può avere un colpo d’occhio stupendo sul monumento e ci si rende conto di essere sull’orlo di un profondo burrone, il “Catino” appunto, che si apre alle spalle del paese. Tornati sulla strada pedemontana (SS 313), si attraversa un lungo tratto del sistema collinare ai piedi dei Monti Sabini in un paesaggio sempre più splendido che offre molti scorci “medievali”, avendo mantenuto quasi inalterata la tipologia di urbanizzazione risalente all’epoca dell’incastellamento (fra IX e XI secolo), con una miriade di borghi situati sulle alture (da non perdere Casperia).

Castello di Rocchettine

Addentratisi in una zona solitaria si giunge quindi a Rocchettine, altro paese “perduto” della Sabina, situato di fronte al borgo di Rocchette, quest’ultimo però ancora abitato da una manciata di abitanti. La Rocca Guidonesca di Rocchettine è una delle più imponenti del Lazio ed è circondata dai resti delle vecchie case. Lasciate Rocchette e Rocchettine, si prosegue verso Cottanello in un ambiente agreste di eccezionale serenità: viene da chiedersi allora come mai un paesaggio così splendido a due passi da Roma sia ancora così poco visitato! Giunti a Cottanello, piccolo paese in pietra completamente circondato dal verde, una stradina porta alla frazione di Castiglione di Cottanello, ove, proprio al confine con l’Umbria, sorgono le omonime rovine del fortilizio che offre un panorama meraviglioso.

Veduta di Cottanello

Per gli appassionati di natura, si consiglia una passeggiata sui vicini Piani di Cottanello, praterie ricche di animali al pascolo e di enormi cerri secolari. Da Cottanello si riparte in direzione di Rieti per una strada tutta montana che dopo un percorso tortuoso scende a Contigliano, ennesimo borgo sabino da visitare assieme alla vicina Greccio. Siamo nella Conca Reatina, detta “Valle Santa” per le memorie di San Francesco che vi soggiornò per parecchi anni maturando il suo pensiero e lasciando una traccia indelebile della sua predicazione d’amore e pace.

Paesaggio della Valle Santa

Come per l’Abbazia di Farfa, anche in questo caso vale certamente la pena effettuare una sosta per visitare i conventi della vallata (in primis quello di Greccio) e per godere degli incantevoli panorami sulla grande piana, una delle più belle conche montane d’Italia, tutelata da una riserva naturale. Si riprende l’itinerario attraversando Rieti (l’antica Reate, odierno capoluogo di provincia della Sabina, considerata come il centro geografico d’Italia) e poi si prende la superstrada per la Valle del Salto. Ci si addentra così nella sub-regione del Cicolano, una zona di transizione fra Lazio e Abruzzo, selvaggia e quasi disabitata, che offre paesaggi magnifici: dai grandi boschi di castagno e faggio, al frastagliato bacino artificiale del Lago del Salto con i suoi fiordi e le sue penisolette, dai vasti altopiani montani coi loro laghetti alle sperdute cime dai panorami mozzafiato. Dopo qualche decina di chilometri la superstrada passa ai piedi di Petrella Salto, coi modesti ruderi della Rocca Cenci che fu teatro del celebre dramma di Beatrice, e infine sale a Fiamignano. Il toponimo forse è il ricordo dell’incendio che distrusse il primitivo nucleo abitativo, di cui oggi non rimane quasi nulla, se non le rovine della rocca di Poggio Poponesco, caratterizzata da una svettante ed austera torre.

Castello di Poggio Poponesco

E’ questa una tappa importante dell’itinerario, poiché dà la possibilità di scoprire una zona fra le più incontaminate del Lazio, che meriterebbe certamente una maggiore considerazione turistica. Il Cicolano, del resto, è ricolmo di fortilizi, spesso ridotti a ruderi, come lo sperduto Castello della Piscignola o la poderosa Rocca di Corvaro. Se quest’ultima è facilmente visitabile risalendo l’omonimo semi-abbandonato paese nel Comune di Borgorose, il primo si raggiunge meglio a piedi che in auto, viste le pessime condizioni della carrareccia che lo collega “al resto del mondo”. Ad ogni modo, dopo la visita di Piscignola, sul versante opposto dei Monti del Cicolano rispetto a Fiamignano, si può ritrovare la Via Salaria all’altezza di Antrodoco. Da qui si prosegue in direzione Nord attraverso la stupenda Valle del Velino, ricca di acque, laghetti e fenomeni carsici, e si fa tappa al borgo medievale di Castel Sant’Angelo coi ruderi del suo maniero. Più avanti, quasi arrivati alla conca di Amatrice, si svolta a sinistra per Cittareale, cittadina posta a pochi chilometri dal confine umbro-laziale, ove con la visita alla Rocca Angioina, da poco restaurata, si chiude il nostro itinerario. Per saperne di più, il lettore può far riferimento alla guida I castelli perduti del Lazio e i loro segreti (Eremon Edizioni, 2011).

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

5-6 giorni.

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e aprile-maggio-giugno-luglio per i colori della campagna.

Dove dormire:

Montopoli di Sabina – Agriturismo La Casa dell’Abbazia

Casperia – B&B La Torretta

Rieti – B&B La Terrazza Fiorita


Castello Cantelmo di Alvito

I castelli perduti del Lazio

Il Castello Cantelmo ad Alvito si erge poderoso su un terrazzo naturale a dominio della Val di Comino. Per maggiori informazioni si rimanda al nostro libro “I castelli perduti del Lazio e i loro segreti” e all’articolo “Borghi e paesaggi segreti della Ciociaria”. A chi volesse invece visitare il luogo, si consiglia di contattare l’amico Bernardo Mattiucci dell’Associazione “Outdoor Emotions” (b.mattiucci@outdooremotions.com – 3493215261).


Castello di San Giovenale presso Blera

I castelli perduti del Lazio

Castello di San Giovenale a Blera (VT): prospettiva delle possenti mura tufacee con primo piano sulla torre


I castelli perduti del Lazio e i loro segreti (2011)

Leggende popolari, l’arte e la letteratura, e in tempi più recenti il cinema, hanno raccontato i manieri in rovina come luoghi magici e misteriosi, consegnandoli per sempre all’immaginario collettivo. Nel Lazio i ruderi di rocche, castelli e fortezze costituiscono un elemento importante nel patrimonio monumentale: e non potrebbe essere altrimenti in una regione sempre al centro delle vicende umane, che a lungo dovette proteggere la “città eterna” da invasioni d’ogni sorta e che al contempo fu teatro dei feroci scontri fra le casate della nobiltà capitolina. La guida, nel tracciare un itinerario dedicato ai “fortilizi perduti” del Lazio, vuol porre in evidenza la loro straordinaria varietà architettonica e paesaggistica: dalle solitarie e silenziose rocche della Tuscia, con i loro panorami mozzafiato, ai ruvidi e turriti castelli della Sabina e del Cicolano, spesso incastonati in scenari fiabeschi; dalla sognante e malinconica Ninfa, persa in un angolo stupendo dell’Agro Pontino, alle possenti fortezze della Ciociaria, situate alle pendici di maestose montagne. Percorrere questo Lazio spesso “dimenticato” equivale a riscoprire una terra dal fascino incomparabile, che offre una miriade di paesaggi “antichi” in cui le rovine storiche sono un elemento costante. La guida, scritta da due profondi conoscitori del territorio laziale, fornisce indicazioni precise e dettagliate su come raggiungere i luoghi, spesso isolati ed altrimenti difficili da visitare; particolare attenzione è inoltre conferita ai dintorni e alle possibilità escursionistiche dei siti descritti, nonché alle tradizioni artigianali, al folklore e ai prodotti enogastronomici delle diverse zone, al fine di suggerire veri e propri itinerari turistici di uno o più giorni.

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