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Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 3: da Bolsena a Centeno, con ritorno in Maremma)

Alla fine della seconda parte dell’itinerario alla scoperta dei borghi e dei paesaggi segreti della Tuscia ci trovavamo a Sermugnano, villaggio sospeso fra le romantiche campagne al confine fra Lazio ed Umbria. La terza ed ultima parte di questo emozionante itinerario parte da Bolsena, sulla Via Cassia: da Sermugnano si torna indietro per Lubriano e poi in direzione di Bolsena, attraversando uno dei paesaggi più particolari dell’Italia Centrale, fra ampie e ondulate praterie e antichi casali in pietra vulcanica costruiti spesso su siti etruschi.

Mti Volsini-Campagna bagnorese 15 MINLB

Nell’ultimo tratto appare improvvisamente il grande Lago di Bolsena, il cui stupendo scenario è stato purtroppo recentemente deturpato dalla delirante installazione, sul versante opposto, di numerose, gigantesche pale eoliche, a riprova di come siano ormai del tutto assenti le politiche di tutela del nostro patrimonio ambientale e culturale.

Bolsena-Veduta 4 MINLB

Ad ogni modo, soprassedendo questo ennesimo esempio dell’attuale degrado civile italiano e dell’ignoranza delle nostre amministrazioni, ci concentriamo su quanto di bello ci sia ancora sul lago che fu sacro agli Etruschi e che vanta fra l’altro il primato di essere il più grande bacino vulcanico d’Europa.

Tramonto sul Lago di Bolsena

Bolsena, città dei “miracoli di Santa Cristina”, non è certamente un “borgo segreto” e merita di certo una visita attenta, e per la sua particolare suggestione invita ad una passeggiata anche chi già lo conosce. Tutto il paese, dominato dalla Rocca Monaldeschi della Cervara, è molto grazioso (negozi e botteghe, trattorie e ristoranti, bar ed enoteche, case ben ristrutturate, ecc…) e tenuto in modo quasi impeccabile ma il borgo medievale alto, con le sue case in pietra ingentilite da fiori e stendardi, è davvero pittoresco.

Bolsena-Rocca Monaldeschi della Cervara

Bolsena-Vicolo con arco MINLB

Dopo Bolsena si prosegue verso nord  incrociando più volte il tracciato della medievale Via Francigena, frequentata un tempo da commercianti, pellegrini, soldati e avventurieri da Canterbury a Roma, e oggi da turisti-escursionisti di ogni parte del mondo. Immersi in una verde campagna e oltrepassato il “borgo ideale” di San Lorenzo Nuovo, si arriva (poco dopo un demenziale impianto fotovoltaico a terra proprio sulla Via Francigena!) alle prime case di Acquapendente, importante tappa del cammino romeo, dove si devia a destra verso Torre Alfina attraversando la porzione laziale dell’omonimo verde altopiano (Piano dell’Alfina) in condominio fra le province di Viterbo e Terni, in un paesaggio bellissimo di prati e boschi.

Torre Alfina-Arco nel borgo

Si tratta di un borgo dall’aspetto fiabesco per via di un maestoso castello rimaneggiato nell’Ottocento secondo il gusto romantico dell’eccentrico Conte Cohen-Tomei, il quale nel sottostante Bosco del Sasseto si fece costruire una tomba in stile neogotico.

Torre Alfina-Castello Cohen

Nei pressi è la Riserva Naturale del Monte Rufeno, un’importante area boschiva in cui poter percorrere rilassanti sentieri. Purtroppo nel 2017 è venuto a mancare il sig. Alessandro Fani, uno degli ultimi carbonai d’Italia, che era solito concedere una visita guidata alla scoperta di quest’antico mestiere ormai scomparso: lo ricordiamo con immensa stima ed affetto. Da Torre Alfina si torna ad Acquapendente e sulla Cassia, quindi si continua verso nord oltrepassando il Fiume Paglia ed entrando nel pieno del cosiddetto “Lazio Toscano”.

Valle del Paglia-Fiume Paglia 1 MINLB

Valle del Paglia-Fondovalle presso Acquapendente MINLB

Tramite una deviazione sulla destra, ormai in vista delle colline del Senese, si raggiunge Trevinano, il paese più settentrionale del Lazio: disteso su una possente rupe, ospita l’elegante Castello Boncompagni-Ludovisi ed offre indimenticabili panorami sull’Amiata, la Valle del Paglia, Radicofani e le prime ondulazioni della Valdorcia.

Trevinano-Scorcio con casale

Trevinano-Scorcio nel borgo

A valle di Trevinano sono i casali di Centeno, antica dogana che costituiva il confine fra lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana, e oggi punto di partenza del tratto laziale della Via Francigena per chi proviene da nord.

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Centeno è frazione di Proceno, borgo dallo “skyline” già spiccatamente toscano, benché il suo monumento-simbolo, vale a dire il castello (oggi divenuto un prestigioso albergo), sia caratterizzato dalla tipica pietra tufacea rossastra della Tuscia: anche qui le vedute sulla splendida campagna circostante sono una delizia per gli occhi e per lo spirito.

Proceno-Panorama

Proceno-Scorcio del borgo

Da Proceno una strada secondaria (attenzione di notte ai cinghiali e agli istrici!) che passa proprio lungo il confine tosco-laziale (in alternativa si va per Acquapendente) porta ad Onano altro paesino praticamente sconosciuto ai più fatta eccezione per gli intenditori di prodotti agricoli di pregio, in quanto patria di un’eccellente produzione di lenticchie.

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Pure Onano possiede un maniero medievale, del Quattrocento, appartenuto ai Monaldeschi della Cervara. Da qui una deviazione conduce a Grotte di Castro e a Gradoli con il cinquecentesco Palazzo Farnese, sede del Museo del costume farnesiano: i due paesi hanno ottime produzioni rispettivamente di patate e fagioli.

Grotte di Castro-Veduta 1 MINLB

Grotte di Castro-Chiesetta di campagna MINLB

Siamo in qui nel fulcro di quella che fu fra i secoli XVI e XVII la Signoria dei Farnese. Si continua verso mare, ora a poca distanza dalla magnifica triade delle “città del tufo” – Sovana, Sorano e Pitigliano – appena al di là del confine regionale, poi si oltrepassano Latera o Ischia di Castro (entrambi le soluzioni sono possibili e raccomandabili), Farnese (che fece da set cinematografico all’indimenticabile “Pinocchio” di Comencini) e si inizia a bordare la selvaggia e solitaria Selva del Lamone, antica terra di briganti, superando poco avanti il bivio per la “città fantasma” di Castro.

Farnese-Scorcio

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Fu questa terra di santi e briganti: una zona che sembra quasi voler attrarre scelte di vita radicali, oggi come ieri. “Regno” di Tiburzi, il celebre brigante maremmano, ma anche dei monaci di Poggio Conte, uno degli eremi più suggestivi e misteriosi del Lazio, sul Fiume Fiora, a poca distanza dal Ponte San Pietro e dalla vecchia frontiera con il Granducato di Toscana.

Eremo di Poggio Conte-Chiesa rupestre 1 MINLB

Valle del Fiora-Ponte S. Pietro 2 MINLB

Siamo ormai sperduti in piena Maremma, e ai lati dei finestrini sfilano soltanto boschi e campi che riposano lo sguardo ed elevano lo spirito della persona sensibile ed intelligente: un patrimonio ambientale e culturale inestimabile, questo, che tuttavia negli ultimi anni sta subendo l’assalto ingordo ed arrogante di una speculazione energetica senza più limiti, drogata da incentivi statali altissimi (pagati con le tasche di noi ignari cittadini), che nulla ha a che fare con la tutela della natura.

Castro-Campagna 1 MINLB

E dei danni gravissimi, e forse irreparabili, che eolico industriale e fotovoltaico a terra – sviluppati praticamente a caso e senza alcuna pianificazione! – stanno arrecando al delicatissimo territorio dell’Etruria, ce ne siamo accorti più volte lungo il nostro viaggio; del resto, come si può pensare di beneficiare l’ambiente se si vanno a deturpare gli ecosistemi più intatti e preziosi? Ma lasciamo da parte per un attimo queste tristi considerazioni e da Ischia di Castro, seguendo le indicazioni per Canino e attraversando una zona solitaria e verdissima – la Valle del Timone -, giungiamo a Pianiano, minuscolo borgo (frazione di Cellere) rimasto immutato nel tempo e avvolto dal silenzio delle distese maremmane.

Veduta di Pianiano

Anche questo villaggio, senz’altro una delle più belle sorprese del nostro itinerario, appartenne ai Farnese e, dopo la sconfitta di questa famiglia nella guerra con lo Stato Pontificio (che portò alla distruzione completa della già citata Castro nel 1649), andò ben presto svuotandosi, anche a causa del proliferare della malaria; nel Settecento il paese fu ripopolato curiosamente da una piccola colonia albanese che, proveniente da Ancona e profuga dalle persecuzioni turche, ottenne dal papa il permesso di rifugiarvisi.

Pianiano-Porta d'ingresso

Varcata la porta in tufo, Pianiano ci accoglie con le sue casette piacevolmente ornate da fiori e piante: non a caso, ai primi di giugno qui si tiene “Al di là del giardino”, una mostra-mercato florovivaistica che sta riscuotendo un certo successo.

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Dopo Pianiano la discesa verso mare continua rapida, e presto appaiono le gobbette boscose dei cosiddetti “Monti di Canino”, che si innalzano dolcemente dai campi.

I Monti di Canino

Poco più in là è appunto Canino, paesone noto per un’eccezionale produzione d’olio extravergine, fra le migliori d’Italia, insignita già da anni dal marchio dop.

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Ce ne accorgiamo per le grandi distese di oliveti che ammantano quella che ormai è diventata quasi una pianura e che introduce alla vicinissima Vulci, luogo famoso per la storia e l’archeologia etrusca, ove spicca peraltro l’omonima suggestiva abbazia fortificata, che si erge a strapiombo sulla gola del Fiume Fiora, scavalcata dall’arditissimo Ponte del Diavolo d’epoca romana.

Valle del Fiora-Campagna fiorita presso Vulci 1 MINLB

Vulci-Ponte del Diavolo MINLB

Da Canino una strada tutte curve porta prima a Tessennano e poi ad Arlena di Castro: si tratta di due romiti e panoramici paesi della Maremma interna, privi di spunti artistici importanti ma che, per l’ubicazione estremamente tranquilla, potrebbero entrambi svilupparsi – se ben ristrutturati e valorizzati – come “albergo diffuso” dedicato al turismo ambientale e culturale.

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Tuttavia, anche qui la reale gestione da parte delle amministrazioni è molto lontana dalle vocazioni del territorio: si notano purtroppo qua e là impianti fotovoltaici a terra che compromettono l’integrità (per il resto eccezionale) del paesaggio agrario, mentre, scendendo da Arlena a Tuscania, le vicine pale eoliche di Piansano spezzano brutalmente un orizzonte altrimenti vuoto. Fino a pochissimi anni fa, prima di tali improvvise quanto improvvide aggressioni, vagare per queste plaghe intatte e solitarie era un’esperienza che davvero faceva dimenticare, almeno per un attimo, le brutture della vita metropolitana e dell’epoca contemporanea.

Tuscania-Belvedere di Torre Lavello, panorama 8 MINLB

Nella zona peraltro si stanno sviluppando estese coltivazioni di lavanda che in estate regalano scorci “provenzali”: iniziative coraggiose e lungimiranti in netto contrasto con l’anarchia concessa alla speculazione energetica. Continuando verso sud si giunge a Tuscania, stupenda cittadina medievale e rinascimentale, nota per le sue testimonianze etrusche, che da sola vale il viaggio (per un approfondimento dei suoi aspetti più misteriosi si faccia riferimento alla nostra guida “Lazio, i luoghi del mistero e dell’insolito”).

Veduta delle rovine del Rivellino

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Tuscania-Basilica di S. Pietro, rosone MINLB

Tuscania-Mura medievali 3 MINLB

E’ anche possibile raggiungere in breve Tarquinia, altro scrigno architettonico e archeologico (toccando eventualmente la località Montebello, ove si trova una pinacoteca del pittore Giuseppe Cesetti), attraverso un paesaggio dolce e bucolico, punteggiato da tipici casolari in pietra, che già preannuncia quello toscano.

Valle del Marta-Paesaggio presso Montebello MINLB

Giunti a Tarquinia è poi ovviamente possibile tornare a Roma tramite la Via Aurelia e l’A12. Ma il nostro itinerario vuole regalare un’ultima chicca. Da Tuscania, seguendo le indicazioni per Vetralla, ci si dirige verso la consolare Cassia su una strada che procede a saliscendi nella bellissima campagna, fra prati, coltivi e boscaglie, fino trovarsi, sulla destra, i casali di Borgo Rio Secco, minuscolo insediamento rurale con annessa chiesetta moderna; da qui una polverosa sterrata fra mandrie di bovini allo stato brado conduce all’isolato ed elegante Castello di Respampani, sede di un’estesa azienda zootecnica.

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Castello di Respampani

Siamo in uno degli angoli più incantevoli del Lazio, apparentemente “fuori dal mondo”, in un paesaggio dagli spazi infiniti. Poco a valle della seicentesca fattoria fortificata, appartenuta all’Ospedale del Santo Spirito in Sassia, sono una diruta rocca medievale e il cosiddetto “Ponte di Fra’ Cirillo”, sul Torrente Traponzo, che la leggenda vuole costruito in una sola notte, nel 1661, al termine della sfida fra il Demonio e un frate: probabilmente però il ponte, su cui transitava la Via Clodia, ha origini anteriori al XVII secolo.

Ponte di Fra Cirillo, panorama

Visitato il complesso di Respampani, si torna alla Cassia o all’Aurelia e dunque a Roma, chiudendo questo lungo ed affascinante viaggio ad anello fra i borghi, le frazioni e i villaggi della Tuscia più segreta: consapevoli di conoscere meglio una terra assolutamente meravigliosa, che merita di essere esplorata ed amata.

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

4-5 giorni, se ci si limita ai borghi e non si visitano le aree archeologiche e naturalistiche (altrimenti circa 10 giorni)

Periodo migliore:

ottobre-novembre-dicembre e marzo-aprile-maggio-giugno per i colori della campagna

Strutture consigliate:

Acquapendente – Agriturismo “Le Roghete”

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Borghi e paesaggi “segreti” della Tuscia (parte 1: da Roma alla Farnesiana e a Viterbo)

Questo lungo itinerario, suddiviso per comodità del lettore in tre parti (che suggeriscono altrettanti pernottamenti a chi volesse percorrerlo tutto insieme) porta alla scoperta dei piccoli centri storici più nascosti e in un certo senso “segreti” della Tuscia Romana e Viterbese: borghi intatti e colmi di poesia, ingiustamente tagliati fuori dalle rotte turistiche, si alternano a villaggi e frazioni spesso nemmeno segnati sulle cartine ma circondati da paesaggi bellissimi. Si tratta di un tour d’esplorazione del volto più autentico di una terra unica nel suo genere, eppure ancor oggi talmente sconosciuta (per non dire negletta) dall’offrire al visitatore sensazioni di vera scoperta: il tutto davvero a due passi dalla Capitale. Si parte da Roma prendendo dal GRA la Via Aurelia, che, appena superata la borgata Massimina, già inizia ad offrire piacevoli scorci agresti. Dopo pochi chilometri cominciano diverse svolte sulla destra: strade trasversali che condurrebbero alla Cassia o al Lago di Bracciano passando per una serie di minuscoli insediamenti rurali di grande interesse (Castel di Guido, Torre in Pietra, Tragliata, ecc.) attraversando una delle porzioni più integre dell’Agro Romano, purtroppo niente affatto valorizzata a fini turistici né adeguatamente tutelata da progetti distruttivi (cementificazione, discariche, fotovoltaico a terra, ecc.) di cui ormai, francamente, ogni persona intelligente e ragionevole sente un istintivo disgusto. Fra l’altro qui ci troviamo nel regno del “carciofo romanesco” e soprattutto del “pecorino romano” dop, come lasciano intuire le vaste distese di pascoli punteggiate da greggi: una vera chicca è il “caciofiore”, un formaggio “antico” ricavato addirittura dal cardo, la cui coraggiosa produzione è stata recentemente recuperata da alcune aziende casearie; ma bisogna essere fortunati a trovarlo! Ora però non c’è tempo di fermarsi: il nostro itinerario punta più a nord, verso l’Etruria meridionale. Poco prima del bivio di Cerveteri una deviazione conduce al pittoresco borgo di Ceri, che appare in fondo ad una bellissima valletta.

Veduta di Ceri

Il paesino ci dà il benvenuto con le sue alte mura merlate, emergenti da una rupe tufacea.

Ceri-Porta del borgo

D’origine etrusca, il paese conserva un gioiello artistico nella Chiesa dell’Immacolata Concezione, ricca di affreschi del XII sec..

Panorama da Ceri

Da Ceri una stradina secondaria riporta a Cerveteri fra colline ricoperte dai vigneti dell’omonimo vino locale doc e igt.

Vigneti fra Ceri e Cerveteri

Giunti alla cittadina, celebre per la Necropoli della Banditaccia (patrimonio Unesco), una strada interna in direzione di Bracciano porta a Castel Giuliano, caratteristico villaggio agricolo dominato dal Palazzo Patrizi, ingentilito da uno splendido parco che custodisce un roseto monumentale (le aperture sono in primavera).

Castello di Cerveteri

Si torna sull’Aurelia e, continuando verso Civitavecchia, ecco l’ennesima svolta sulla destra verso il Lago Sabatino. I cartelli recano la curiosa scritta “Sasso”, toponimo derivante dalla particolare morfologia della zona: presto infatti, salendo in collina, si ammirano sulla sinistra i cosiddetti “Sassoni di Furbara”, due enormi scogli di trachite isolati nella campagna.

I suggestivi Sassoni di Furbara

Essi preludono all’altra ciclopica rupe, di lì a poco, stavolta sulla destra, che domina il borghetto di Sasso, cui dà il nome.

Porta del borgo di Sasso

Varcata la porta merlata si entra in un ambiente fermo nel tempo, culminante in una rustica piazzetta circondata da casette in pietra ricoperte da rampicanti e dove spicca il Palazzo-Castello Patrizi.

Sasso-Palazzo Patrizi

Superato questo slargo si può salire al Sasso con un sentierino un po’ avventuroso che, volendo, prosegue all’interno degli aspri e misconosciuti Colli Ceriti, copiosi di vegetazione mediterranea e corsi d’acqua.

Scorcio della piazzetta di Sasso

Si torna nuovamente sulla SS1 che si svolge ora in un’ampia pianura compresa fra il mare e la sagoma tormentata dei Monti della Tolfa. L’ultima digressione dall’Aurelia, seguendo la segnaletica per Tolfa (SP Santa Severa-Tolfa), consente di immergersi in uno dei più incontaminati paesaggi del Lazio (e non solo), ove gli orizzonti vuoti ed immensi e la natura selvaggia rendono il puro e semplice vagare in questi luoghi ancora simile ad un’esplorazione sorprendente. Dopo quasi venti chilometri di scorci incomparabili si sale infine a Tolfa, patria della famosa “catana”, borsetta in cuoio assai in voga fra gli studenti negli anni ’70 del Novecento.

Panorama dal belvedere di Tolfa

Oltrepassata la piazza (eccezionale l’affaccio dal belvedere e dalle sovrastanti rovine della rocca), si riscende nella Valle del Mignone in direzione di Manziana. Il paesaggio assume toni di somma bellezza, in un emozionante intreccio fra romantico e bucolico, dato dall’armonia fra rupi rossastre e dolci, verdi colline di prati punteggiate dalle possenti vacche maremmane e tolfetane e solitari cavalli allo stato brado. Qui più che altrove si è mantenuta inalterata – sia nelle forme che nei contenuti – la civiltà rurale del Lazio, oggi salvaguardata dal neonato Parco Agricolo dei Monti della Tolfa. Appare poi d’improvviso il minuscolo borgo di Rota, arroccato su un’altura, come una sorta di “dipinto vivente”.

Veduta di Rota

Il paesino, di fondazione incerta ed appartenuto a vari proprietari, è purtroppo privato e normalmente precluso alla visita, ma i suoi dintorni racchiudono alcuni intriganti siti archeologici (necropoli delle Ferriere e di Pian Conserva).

Panorama da Civitella Cesi

Nei pressi di Rota una lunga e malmessa sterrata, condurrebbe a Civitella Cesi, altro borgo fuori dal tempo (anch’esso attorniato da vestigia etrusche e medievali, vedi la nostra guida “I castelli perduti del Lazio”), che però è ben più facile raggiungere dal suo capoluogo comunale, Blera. Proseguendo inoltre verso il Lago di Bracciano, si può visitare la spettrale “città morta” di Monterano Vecchia col suo incantevole intreccio fra ruderi e natura, set di svariati film a sfondo storico e fantastico.

Monterano Vecchia-Chiesa di San Rocco e Palazzo Ruspoli

Risaliti invece a Tolfa, si prende per Allumiere alla ricerca di un altro luogo inaspettato. Seguendo il cartello per la località Farnesiana, si giunge, dopo interminabili curve, ad un villaggio di minatori del XVI sec. (sorto su preesistenze d’epoca imprecisata), ove spicca una curiosa chiesa neogotica costruita nel corso dell’Ottocento, allorquando all’attività mineraria subentrò quella agricola.

Chiesetta della Farnesiana

E’ un luogo pieno di fascino, sperduto in un angolo segreto dei Monti della Tolfa (le cosiddette “Terre della Farnesiana”), ove lo sguardo spazia sull’infinito e struggente scenario collinare di pascoli e campi coltivati della Maremma Viterbese, mentre sullo sfondo già si intravedono le torri di Tarquinia.

Vasca e case della Farnesiana

La strada bianca della Farnesiana continua passando ai piedi della “città fantasma” medievale di Cencelle (perfetto esempio di “terra murata”, la cui visita è assai raccomandata per completare la gita), raccordandosi infine con l’Aurelia. Da qui, chi volesse limitarsi all’itinerario fin qui percorso, potrebbe tornare già a Roma.

Veduta di Cencelle da lontano

Cencelle-Scorcio 1 MINLB

Il nostro tragitto invece continua verso Viterbo, che si raggiunge dall’incantevole Tarquinia (famosa per il centro medievale turrito e per le necropoli etrusche patrimonio Unesco) tramite l’Aurelia Bis attraverso le ampie distese maremmane, oltrepassando il borgo settecentesco di Monte Romano, depositario di preziose tradizioni rurali. Poco dopo, sulla destra, è la deviazione per la già citata Civitella Cesi nonché per Blera e Barbarano Romano.

Civitella Cesi-Castello Torlonia

La zona è ricolma di siti archeologici immersi in una natura incontaminata (San Giovenale, Luni sul Mignone, Marturanum, ecc…), protetta da parchi, sic e zps; Barbarano Romano, in particolare, è uno dei borghi più splendidi dell’intero Lazio e vale da solo una visita. Infine si sbuca sulla Via Cassia all’altezza di Vetralla, da cui in pochi minuti si è a Viterbo: da qui riprenderà il nostro viaggio (parte 2: da Viterbo a Sermugnano).

APPUNTI DI VIAGGIO

Tempo stimato:

4-5 giorni, se ci si limita ai borghi e non si visitano le aree archeologiche e naturalistiche (altrimenti circa 12 giorni)

Periodo migliore:

ottobre-novembre e aprile-maggio-giugno per i colori della campagna

Dove dormire:

Tolfa-Agriturismo Fontana del Papa